MANTOVA – Portarsi addosso l’etichetta di comico non è sempre semplice. La capacità di saper far ridere il pubblico nasconde in realtà molte insidie. L’artista, specie a teatro, dev’essere in grado di cogliere le differenti sfumature dei presenti e portare gli stessi all’ilarità. Ciò risulta alquanto complicato qualora la comicità che si vuole rappresentare non sfoci in siparietti beceri o volgari. In tal senso, è bene nota la capacità di Giovanni Storti, membro dell’iconico trio Aldo, Giovanni e Giacomo, di sapere dilettare gli spettatori con battute taglienti ciniche e brutalmente attuali che sanno far scaturire una risata agrodolce. Questo è ciò che ha fatto ieri sera, nella splendida cornice del Teatro Sociale di Mantova, con il suo spettacolo “Lunga vita agli alberi”, diretto da Arturo Brachetti. In occasione di questo tour, il comico viene magistralmente coadiuvato da Stefano Mancuso, neuroscienziato, saggista e professore di arboricoltura generale ed etologia vegetale presso l’Università di Firenze. Qui, si coglie l’opportunità di spiegare con un approccio semicomico il ruolo delle piante e come il loro ciclo della vita sia intrecciato e rappresenti quello degli esseri umani. Il sottofondo che è stato possibile percepire dall’inizio alla fine ha riguardato il controverso tema del cambiamento climatico. Si tratta di un viaggio magico e misterioso, a cui buona parte del merito va data al registro che ha creato un’atmosfera indubbiamente suggestiva ed affascinante. Questo percorso è composto essenzialmente da tre tappe. Si parte dal ruolo delle radici. Queste lottano e si fanno strada sotto la terra per mettere basi solide così da poter vivere il più a lungo possibile. In seconda istanza, si passa al tronco. È la fase di crescita, dove l’adattamento all’ambiente esterno la fa da padrone e si ha una rappresentazione plastica di ciò che significa resilienza in natura. L’ultimo passo è costituito dalla chioma, ovvero massima espressione di bellezza ed armonia. I due si alternano sul palco in molteplici dialoghi atti ad alternare l’aspetto più prettamente scientifico con i sentimenti umani che suscitano gli alberi ad un occhio non esperto ma che provocano stupore e meraviglia. A ciò si associa anche il grido della Terra che meriterebbe maggior cura ed attenzione, talvolta sacrificate in nome del dio denaro e di un consumismo esasperato. Non è stato un appello stucchevole, piuttosto l’invito a riflettere e a prenderci cura dell’ambiente circostante.





























