MANTOVA – Dare un senso propositivo alla celebrazione del Giorno della Memoria è un impegno che da 15 anni il Conservatorio “Lucio Campiani” si assume presentando un programma di iniziative che affermano il valore civile dell’arte e della cultura come strumenti essenziali di memoria, responsabilità e dignità umana. Una visione ribadita con il racconto/concerto “Vite spezzate” portato in scena all’Auditorium “Claudio Monteverdi” del Conservatorio sabato mattina per le scuole, con replica aperta alla cittadinanza domenica sera, di cui sono stati protagonisti gli allievi ed ex studenti del “Campiani” e del Liceo Musicale “Carlo d’Arco-Isabella d’Este”, in collaborazione con interpreti della Compagnia Teatrale Campogalliani. Introdotta dalla lettura da parte di Francesca Campogalliani dei nomi dei 104 ebrei mantovani deportati nei campi di sterminio, la toccante rappresentazione curata Giovanna Maresta e Andrea Ranzato ha prodotto un’avvincente combinazione di musica, poesia e teatro riprendendo un testo presentato negli anni scorsi dagli studenti del “Carlo d’Arco – Isabella d’Este”, allestito dalla professoressa Anna Bianchi alla quale è stato dedicato un sentito pensiero di ricordo. Un concerto in un cui le musiche di Franz Schubert, Gustav Mahler e Maurice Ravel si sono alternate ai versi di cinque poetesse ebree, Else Lasker-Schüler, Gertrud Kolmar, Rose Auslander, Nelly Sachs, Selma Meerbaum-Eisinger, vissute negli anni del nazismo, vittime dirette e indirette dell’Olocausto. I testi, nelle traduzioni di Adelmina Albini e Stefanie Golisch, hanno offerto una intensa raffigurazione di quanto la poesia sia stata il baluardo dell’identità per queste donne perseguitate e uccise nei campi di concentramento o costrette alla fuga e all’esilio, in quanto ebree, da quella società nella quale fino all’avvento del regime nazista avevano vissuto pienamente integrate. L’impatto emotivo delle loro storie personali si è riverberato nelle toccanti espressioni poetiche in cui i sentimenti di amore, speranza possibile e attaccamento alla vita si intrecciano con la consapevolezza del tragico destino di oppressi o di sopravvissuti ma non salvati dalla barbarie nazista. Un quadro emotivo in cui si è inserito il dosato contrappunto musicale, dal suadente lirismo della celebre Ständchen di Schubert, all’introspettiva sensibilità di Mahler nella riscoperta delle due radici ebraiche, per approdare al commovente Kaddish, la preghiera in lingua aramaica per ricordare i defunti rielaborata da Ravel. Fondamentali, per il pregevole esito e il successo della avvincente rappresentazione, il competente apporto del prof. Romano Adami alla direzione dell’Ensemble del Conservatorio e del Liceo Musicale e del Coro da Camera del Conservatorio guidato dal prof. Matteo Valbusa, oltre al prezioso lavoro di Igor Bianchini nella trascrizione delle musiche per Ensemble da Camera, Soli e Coro.

































