MANTOVA Il percorso è iniziato con la raccolta fondi per il progetto “La moda racconta”, lo scorso anno, e con la campagna di crowdfunding sostenuta da Fondazione Cariplo e Fondazione Comunità Mantovana. Il contributo ha consentito di realizzare il restauro dei capi della famiglia d’Arco, vere e proprie testimonianze storiche e sociali. Dall’obiettivo iniziale, – il recupero di cento preziosi pezzi del guardaroba di Palazzo d’Arco – si è giunti al rinnovo degli ambienti dove poter accogliere ed esporre, a rotazione, tali preziose testimonianze, con indumenti e accessori che vanno dal 1820 al 1920. Cui nel tempo si sono aggiunti elementi di grande pregio, pervenuti da altre collezioni, provenienti da varie città italiane. È così arrivato il momento di inaugurare la sezione di storia della moda e del costume di Palazzo d’Arco, che sarà presentata al pubblico il 24 marzo. Nei mesi seguenti all’avvio dell’attività altri enti e associazioni si sono aggiunti per supportare l’iniziativa, promossa anche attraverso eventi organizzati dalla Fondazione d’Arco. Così si è assistito all’arrivo dei primi capi recuperati, con grande perizia, dalle restauratrici del laboratorio RT Restauro Tessile di Albinea (Reggio Emilia). Ora, a conclusione del progetto, si è giunti alla sistemazione di una prima sala espositiva al piano nobile del palazzo, dove è allestita una vetrina con controllo attivo dell’umidità e della temperatura per ottimizzare la conservazione della collezione. Peculiari sono anche i manichini utilizzati per l’occasione e mettere in risalto al massimo i vestiti proposti.
Si tratta di manufatti, presentati qualche tempo fa, realizzati ad opera del laboratorio artigianale Cartepestebludiprussia di Modena. I manichini in carta, simili a quelli in rassegna al Victoria and Albert Museum di Londra, hanno volti e corporatura ispirati ai conti d’Arco. Il restauro degli abiti ha, infatti, consentito di prendere con precisione le misure dei loro proprietari originari e con pazienza ha reso possibile ottenere un fedele ritratto della loro fisicità.
L’esposizione dei capi avverrà mediante rotazione, mentre la conservazione dell’intero guardaroba avrà luogo nell’archivio tessile, collocato al primo piano dell’edificio, sopra il giardino d’Inverno recentemente restaurato. Altro impegno della Fondazione d’Arco resta, infatti, il completamento degli ambienti del piano, già restaurati a livello strutturale, e l’installazione degli indispensabili impianti per la manutenzione del patrimonio tessile.
Curatore scientifico della nuova sezione di storia della moda e del costume del Museo di Palazzo d’Arco è Massimo Cantini Parrini, uno dei più talentuosi costumisti italiani, candidato all’Oscar nel 2021 per ”Pinocchio” di Matteo Garrone e successivamente per ”Cyrano” di Joe Wright. Con questo ulteriore comparto Palazzo d’Arco arricchisce le proprie peculiari raccolte, diventando un punto di riferimento raro e di grande valenza nel settore.
Ilaria Perfetti





































