MANTOVA Le presentazioni dei nuovi giocatori, nella sala stampa di viale Te, si susseguono giorno dopo giorno. Oltre a Meroni, ieri è toccato ad Ali Dembélé pronunciare le sue prime parole da giocatore del Mantova. Francese di origini maliane, classe 2004, Dembélé è un esterno destro che può già vantare una discreta esperienza agli alti livelli del calcio italiano. Nel 2022 è stato acquistato dal Torino, dove si è messo in luce nella Primavera guadagnandosi numerose convocazioni in prima squadra, guidata allora da Juric. Poi il prestito al Venezia in B e il ritorno al Torino nella scorsa stagione: l’esordio in Serie A (alla fine le presenze saranno 15) e addirittura il primo gol, contro l’Udinese («la mia emozione più grande», rivela). Ora l’avventura mantovana, in prestito gratuito.
«Sono contento di essere qui – esordisce – . Il direttore e l’allenatore mi hanno convinto che il Mantova è la squadra giusta per me, un’opportunità di crescita per la mia carriera. Sono qui per aiutare la squadra. In campo posso giocare da esterno destro oppure da braccetto, non ho preferenze». Anche lui ha svolto ieri il suo primo allenamento al Sinergy Center. «Mi hanno accolto benissimo – racconta – . Non solo gli altri due francesi, ma proprio tutti. Mister Modesto? Mi sembrava di avere a che fare con Juric! Stessa idea di gioco, che conosco bene. Ma anche stesso carattere e stessa abitudine a dire le cose in faccia. L’allenatore perfetto per me». Oltre all’esterno può ricoprire il ruolo di braccetto: «Le mie caratteristiche? Velocità, saltare l’uomo, difendere uno contro uno. Ho segnato in Serie A, ma non posso dire di avere il gol nel sangue: prima penso a difendere, poi eventualmente a segnare. Non ho un calciatore di riferimento, però mi piacciono Rudiger e Singo, che giocava nel Torino. Vestirò la maglia numero 3, ma non c’è un motivo specifico perchè l’abbia scelta». Dembélé è pronto a scendere nell’arena: «Considero il campionato di B più tosto della A. Certò, là c’è più qualità. Ma in B è una battaglia continua. Puoi vincere con la prima e perdere con l’ultima . Noi dobbiamo salvarci».

































