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James Montague. Dai fondi ai regimi: il nuovo volto del calcio europeo. E un po’ di biancorosso

Mantova Il calcio è lo sport nazional popolare d’Europa per eccellenza. I tifosi hanno un ruolo centrale e chiedono costantemente che la propria squadra provi a rimanere al vertice, nonché assicurarsi le prestazioni dei migliori giocatori su piazza. È innegabile che l’appartenenza delle proprietà sia mutata. Negli anni 2000 erano le famiglie italiane più potenti a possedere i team più prestigiosi e sborsare ingenti cifre sul calciomercato. Nel 2025 la situazione è mutata e non sono più i nuclei famigliari a fare la differenza, bensì i fondi di investimento. Non si tratta di un cambiamento dal punto di vista della nomenclatura ma un diverso approccio nei confronti dello sport più in generale. Ne ha ampiamente dialogato James Montague assieme a Davide Coppo. In quel periodo di mezzo, che la si può definire una sorta di terra di nessuno, si è astutamente inserita l’Arabia Saudita e ciò è avvenuto anche grazie al supino avvallo della Fifa e specificatamente nella figura di Gianni Infantino. Lo scrittore, per introdurre il lettore all’argomento principale del suo nuovo libro “Engulfed: How Saudi Arabia bought sport and the Word, utilizza quale incipit una citazione di Niccolò Macchiavelli. “È meglio essere temuto che amato, perché l’amore è tenuto da un vincolo di obbligo che gli uomini, essendo tristi, possono rompere per il proprio tornaconto, mentre il timore è tenuto da una paura della pena che non li abbandona mai”. Nella realtà calcistica, si utilizza quello che lo scrittore chiama soft power e considera la locuzione sport washing non adeguatamente dettagliata per esprimerne le conseguenze. Questo approccio serve serve per distrarre dall’annientamento o drastica riduzione dei diritti umani ad opera di alcuni regimi che però dispongono di risorse monetarie pressoché illimitate. Il governo saudita ha persuaso il Vecchio Continente a dare il suo benestare così da rendersi appetibile agli investitori esteri. Questa amicizia si è incrinata a causa dell’uccisione Jamal Khashoggi. Ciò reso complessi i rapporti sauditi per qualche tempo ma l’arrivo del covid ha messo questo fatto in secondo piano. Il giornalista si era accorto anzitempo che il responsabile dell’intrattenimento era la persona con la carica più importante nel regno in quanto responsabile di distrarre i giovani dalla mancanza di diritti. Emblematico quanto accaduto al Newcastle. Dopo vari tentativi il gruppo Pif riesce a comprare il club. Secondo accordi segreti siglati e mai diffusi, il governo saudita non avrebbe avuto potere sulla squadra ma sette dei nove membri del consiglio d’amministrazione sono esponenti di quel governo ed a capo dello stesso consiglio d’amministrazione si trova Mohammad bin Salman. Le controversie in merito ai diritti umani non si sono placate. Tuttavia, lo sport rappresenta un microcosmo e diventa difficile avanzare una critica. Comprare quella squadra voleva dire guadagnare consenso in seno alla società. L’entusiasmo della maggior parte dei tifosi Magpies era palpabile. Immetteva la quantità di soldi necessaria per entrare nel calcio che conta. Permane quindi questa dicotomia per cui si prova disprezzo per chi possiede il club ma non per il club stesso.
Giada Dall’Asta