MANTOVA – Voci su voci su voci, e poi post e commenti critici sui canali social nei confronti della linea del sindaco uscente Mattia Palazzi… Sono questi i contraltari a un consenso schiacciante dimostrato dalle rilevazioni che accreditano il primo cittadino virgiliano nella “top five” a livello nazionale con un 60% di gradimento. Ma non sempre è oro tutto ciò che luccica, recita il proverbio. E a contrastare sotterraneamente la linea della continuità amministrativa nel 2026 non ci sarà solo lo schieramento di centrodestra, ma anche un gruppo di defezione del centrosinistra che già sarebbe in movimento secondo alcuni autorevoli bene informati.
Nulla di nuovo invero. La sinistra è nota per dividersi facilmente, specie fra coloro che seguono gli indirizzi nazionali e le parcellizzazioni del partito. Se a questo si aggiungano le idiosincrasie e i personalismi, le frizioni e gli iati finiscono per accentuarsi. E così, per chi raccoglierà il testimone di Palazzi la prossima primavera dovrà essere messo nel novero delle possibilità un “centrosinistra 2”, analogamente a quanto accaduto nel 2015 con il “Patto nuovo per Mantova” messo in piedi da Antonino Zaniboni in aperta sfida al candidato ufficiale Fiorenza Brioni.
Ma dove sta l’elemento di crisi nei confronti della linea Palazzi? E chi può in particolare essere rimasto col dente avvelenato nei suoi confronti? Infine, chi potrebbe essere il candidato alternativo? Partiamo dalla coda, ossia dal candidato. Le fonti dànno per certo contatti in corso con una figura ben nota ed eminente, addirittura un iscritto Pd, ma di più non si estorce.
Più loquaci invece le stesse si dimostrano allorché si tocchino le ragioni critiche. Palazzi, promosso a pieni voti dai cittadini, non parrebbe rientrare in pari grado nel gradimento del partito, cui ha dato diversi motivi di contrasto, specie a quell’area di Marco Carra, il cuperliano di ferro, contro la quale si è schierato apertamente alle ultime regionali, opponendogli l’alternativa del suo vicesindaco Giovanni Buvoli. Partita persa.
E persa è stata anche nel 2021 la partita per la presidenza della Provincia, finita a Carlo Bottani, dopo che Palazzi gli aveva quasi imposto il sindaco di Borgo Mantovano Alberto Borsari, nonostante le spinte del partito nella fascia “pesante” della Grande Mantova, che spingeva invece per il sindaco marmirolese Paolo Galeotti. Né meno decisiva la battaglia interna persa da Palazzi alle primarie del partito, allorché si è apertamente schierato per Stefano Bonaccini, risultato perdente su Elly Schlein.
Ma anche su alcune battaglie strategiche il sindaco di Mantova ha dato adito a controversie. Per esempio, nella partita in corso per il rinnovo della concessione alla società autostradale Autobrennero Spa, che vede Palazzi dissociato dalla linea nazionale del Pd; la quale vorrebbe l’A22 trasformata in una public company, mentre lui si è dichiarato sulla stampa favorevole al mantenimento dell’attuale società che spinge sul rinnovo della concessione sfidando il rischio della gara europea, ma che garantisce opere compensative per 180 milioni da distribuire sulla nostra provincia (50 dei quali solo nel capoluogo).
Nemmeno con Carra, al di là della corsa per il Pirellone, i rapporti sono sempre stati tranquilli. Ne fanno testo le dichiarazioni dell’onorevole già all’indomani della prima elezione di Palazzi nel 2015: in quella circostanza Carra imputò a Mattia la costituzione della civica, “Palazzi 2015” che a suo dire col 13% aveva «cannibalizzato il Pd»; cannibalismo ancor più manifesto nel settembre 2020, quando la lista Gialla avrebbe raccolto il 28%, posizionandosi a un solo punto percentuale dal Pd.
Ce n’è abbastanza in definitiva per accreditare le voci insistenti di un mal di pancia politico e di un lavorio sotterraneo per preparare una brutta sorpresa al futuro candidato, quale che sia, che comunque riceverà da Palazzi viatico e investitura.





































