MANTOVA Nel primo semestre del 2025 la provincia di Mantova presenta un quadro contrastante sul fronte della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Se da un lato si registra un calo degli infortuni, dall’altro aumentano le malattie professionali. Le denunce di infortunio scendono da 2.614 a 2.471 (-5,5%), con una flessione sia degli incidenti avvenuti durante il lavoro (-5,3%) che di quelli in itinere (-6,8%). Per contro il primo semestre del 2025 fa segnare 133 denunce di malattia professionale, contro le 104 dello stesso periodo 2024, per un aumento del 27,9%. L’identikit del disagio è chiaro: dolori alle spalle, danni ai dischi intervertebrali, sindrome del tunnel carpale e altri disturbi legati a mansioni ripetitive e posture scorrette, tipiche di settori manuali e fisicamente intensi. Non mancano patologie gravi legate ad agenti chimici e amianto, come il mesotelioma pleurico, l’asbestosi e il melanoma. Se analizziamo i dati consolidati del 2024 notiamo che su 162 lavoratori che hanno inviato richiesta di accertamento della malattia professionale, solo 66 l’hanno ottenuta. Da questo punto di vista è importante per il lavoratore essere seguito sin dall’inizio da un Patronato, che si avvale di consulenza medica qualificata ed in caso di contenzioso anche di consulenza legale.
C’è poi il capitolo infortuni sul lavoro, dove una delle poche voci positive è quella del calo generale di casi (-5,5% rispetto allo stesso periodo del 2024). E se anche i decessi calano nettamente: da cinque a due, equamente divisi tra tragitti casa-lavoro e luogo di lavoro, il miglioramento statistico non deve illudere, sia per la notizia degli ultimi giorni sull’infortunio mortale avvenuto in una azienda agricola a Canneto sull’Oglio, sia perché persiste il rischio legato all’età, al genere, alla condizione contrattuale e alla nazionalità. In particolare, crescono gli infortuni tra i lavoratori giovanissimi e quelli over 60, mentre quasi la metà delle denunce (48%) non è classificata per settore economico. Se gli uomini restano i più coinvolti in valore assoluto (64% del totale), le donne mostrano un andamento più stabile negli infortuni, ma un aumento importante nelle denunce di malattia professionale: da 22 a 54 (+145%). Le lavoratrici sono oggi più presenti in ambiti fisicamente usuranti come l’assistenza sociosanitaria, i servizi, la logistica e l’alimentare. Anche i lavoratori stranieri continuano a occupare posizioni ad alto rischio, spesso con minor accesso a informazioni, formazione e tutele. Le denunce di infortunio riguardano soprattutto persone originarie dell’India, Marocco, Ghana, Romania e Pakistan, mentre tra le malattie professionali emergono casi in crescita anche tra moldavi, tunisini e croati. L’industria alimentare, la metalmeccanica, le costruzioni e i servizi alla persona si confermano ambiti ad alta incidenza di infortuni e patologie. Particolarmente preoccupante è la quota crescente di casi registrati come “non determinati”: sia per gli infortuni (quasi la metà), sia per le malattie professionali (12 casi stabili). Un dato che denuncia difficoltà nel tracciamento e nella diagnosi. Il primo semestre del 2025 fa segnare 133 denunce di malattia professionale, contro le 104 dello stesso periodo 2024, in aumento del 27,9%.
«Alla luce di questi dati – commenta Ivan Zaffanelli, Segretario generale Cisl Asse del Po -, dobbiamo rilanciare dei protocolli mirati e operativi per il potenziamento della sicurezza sul lavoro nella nostra provincia, estendendoli a tutti i settori produttivi. Inoltre, sono fondamentali i controlli, le ispezioni, e soprattutto l’investimento nella formazione per la sicurezza un ambito nel quale, come sindacato, siamo quotidianamente impegnati. Infine, l’intelligenza artificiale può rappresentare uno strumento estremamente utile, a disposizione di imprese e lavoratori, per prevenire e mitigare i rischi, migliorando la gestione dei processi produttivi, soprattutto quelli più complessi e potenzialmente pericolosi».

































