Mantova È diventata ormai una tiritera: candidato ideale per succedere a Mattia Palazzi alle comunali della prossima primavera sarà Andrea Murari, il super assessore all’urbanistica e all’ambiente. Anzi no, sarà il vicesindaco Giovanni Buvoli. Anzi no, la Cgil chiede che si dia corso alle primarie, magari per dare modo a una terza figura di mettersi in corsa. Adesso ritorna in quota Murari, dopo che Buvoli pare abbia dato forfait, e i motivi non si conoscono. E ancóra per una decina di giorni la suspense è destinata a lasciare tutti nell’incertezza, dopo che il centrosinistra ha concluso il ciclo dei suoi tavoli di programmatici e di confronto con un’unica rassicurazione: già nella prima decade di novembre il nome del candidato verrà reso noto, quale che sia.
Certo, se corrispondesse al vero il passo indietro di Buvoli, la nomination a sindaco di Murari diventerebbe la più accreditata e naturale. Palazzi stesso si è speso in termini di continuità fra le linee guida della sua e quelle della prossima amministrazione, per la quale si spenderà anche in prima persona, e c’è chi non esclude che possa addirittura porsi capolista del Pd; specie dopo la sua pubblica dichiarazione: «Farò campagna elettorale come se fossi io il candidato sindaco». Parole, queste, che sembrano ben più di una rassicurazione di maniera per un appoggio influente al suo successore.
Tutto tranquillo, tutto risolto insomma? Parrebbe di no. Ed è anzi proprio l’ormai probabile candidatura di Murari che solleva il problema, già mosso dall’ala estrema della sinistra, ovvero da Sinistra italiana. La spiegazione più diffusa della richiesta di primarie viene addirittura ricondotta alla segretaria Angelica Paroli, su istanza della quale la Cgil avrebbe poi sollevato la questione di decidere, secondo statuto, la nomination della coalizione di centrosinistra. E all’origine di questa sollecitazione starebbe proprio una distanza netta fra l’urbanistica sviluppata in questi anni da Murari e un certo integralismo ambientalista ben radicato in Sinistra italiana che contrasta svariate scelte compiute sotto sua delega.
Il ricorso alle primarie darebbe a questa frangia della sinistra buone possibilità di concretizzare un ribaltamento degli schemi. E a dirlo sono gli stessi Dem che in una ipotetica conta alle altrettanto ipotetiche primarie assicurano la maggioranza al “terzo incomodo” a tutt’oggi non espresso.
Verrebbe insomma a ripetersi lo schema già sfruttato da Palazzi nelle primarie che portarono alla sua candidatura, ossia il compattamento della sinistra estrema, della Cgil e degli Arci, che messi assieme non concedono chance a altre nomination. Una formula che sbaragliò letteralmente gli altri suoi quattro contendenti (Fiorenza Brioni, Nicola Martinelli, Giovanni Pasetti e Fabio Mazali), i quali sommati assieme non totalizzarono le sue preferenze. Ma il ricorso storico non è comunque dato per scontato, specie se diverse siano le motivazioni che invocano oggi le primarie.

































