Il ricambio generazionale, la presenza dei giovani, la garanzia – in prospettiva – di garantire un futuro alle imprese agricole, che significa guardare con fiducia al domani, potenziare la necessaria sicurezza alimentare, sostenere il territorio, rafforzare le famiglie che nel settore primario sono il pilastro sulle quali le aziende si reggono. È un tema di ampio respiro e forse di altrettanta preoccupazione quello che Coldiretti Mantova affronta in un ciclo di eventi inaugurato lo scorso 28 ottobre col professor Vittorino Andreoli, luminare di psichiatria, all’insegna delle Metamorfosi.
Ieri sera, con la regia del direttore di Coldiretti Mantova, Giuseppe Ruffini, a moderare il secondo incontro in una Sala dei Cavalli gremita come ai tempi di Federico II Gonzaga, in quel Palazzo Te sontuoso e regale che quest’anno ha tagliato il traguardo dei primi 500 anni di vita.
Agricoltura e arte a braccetto, in un percorso dove i cavalli dei Gonzaga, il paesaggio di una terra storicamente vocata all’agricoltura (molto prima dei Gonzaga, basta leggere Virgilio) guardano al futuro. Un’alleanza fra Coldiretti Mantova – primo sindacato agricolo, forza sociale sul territorio e non solo in Italia – e la Fondazione Palazzo Te che lo stesso presidente Giovanni Pasetti auspica possa intensificarsi nel futuro e il riconoscimento del prefetto Roberto Bolognesi sulla cura dei campi, dell’ambiente e del paesaggio da parte degli agricoltori mantovani, di Regione Lombardia (Leonardo Minelli) sul ruolo di Coldiretti come comunità attenta al territorio, del presidente della Provincia Carlo Bottani che riconosce la spinta all’innovazione tecnologica, alla ricerca, alle energie rinnovabili sono la testimonianza del radicamento di Coldiretti nella società. Camera di Commercio di Cremona, Mantova, Pavia, il distretto PlantaRegina e Athesis gli altri partner dell’iniziativa.
Fondamentale, in un contesto di profonda evoluzione, ragionare sul ricambio generazionale. E farlo in anticipo, invita il presidente di Coldiretti Mantova, Fabio Mantovani, “altrimenti ci ritroveremo con imprese che chiudono e altre che non avranno risorse sufficienti per investire in innovazione”.
Certo, sottolinea il professor Franco Cesaro (fondatore e consulente di Cesaro & Associati, studio con sedi a Verona, Trento e Brescia, gruppo nato alla metà degli anni Ottanta e specializzato nell’assistenza alle pmi), in un dialogo con il direttore Ruffini, siamo di fronte a un percorso non semplice, talvolta anche profondamente accidentato, tanto che “i due terzi delle aziende chiudono prima del primo passaggio generazionale e solo il 9% delle piccole imprese arriva alla terza generazione”.
Il dialogo, il confronto in famiglia, la narrazione della storia familiare e dell’impresa sono per Cesaro elementi insostituibili, così come la cultura di impresa, prioritaria per cercare di individuare l’erede, il successore nell’impresa. Attenzione, però, a non dimenticare “il ruolo sociale delle imprese, che operano e arricchiscono innanzitutto il territorio e la comunità”. Un’impresa che ha un futuro aiuta non solo la famiglia dell’imprenditore, ma anche quella dei dipendenti e dei collaboratori. Serve, quindi, “una visione plurale”, lasciando liberi i figli che desiderano fare altro, perché “fare impresa non può essere una costrizione, altrimenti non durerà”.
Fondamentali, nella ricerca dell’armonia necessaria per affrontare il passaggio generazionale – lungo e complesso, perché i soggetti coinvolti hanno cultura, attitudini e sentimenti non sempre coincidenti – il ruolo delle donne. Determinante l’approccio multidisciplinare e condiviso (ma anche una formazione destinata non solo agli imprenditori, ma anche agli altri soggetti della famiglia) per la successione, il ricambio generazionale, il futuro delle imprese, che non sono poche: su 60 milioni di abitanti in Italia, ci sono 9 milioni di partite Iva e 6 milioni di imprese. Significa che “siamo di fronte a un tessuto di piccole e piccolissime imprese”.
Per il professor Franco Cesaro è altrettanto prezioso il ruolo delle associazioni, “un centro di aggregazione sociale che, al di là di erogare servizi, hanno la capacità di ascoltare, perché l’imprenditore, anche se ha una vasta rete di conoscenze, è solo quando decide ed è un aspetto che talvolta è straziante”.
Etica, cultura dell’impresa, famiglia, conoscenza del valore. Ingredienti che aiutano il passaggio generazionale, insieme al dialogo intergenerazionale. “E prima si parte per dare un futuro all’impresa, meglio è”. Coldiretti Mantova lo ha ben chiaro e si schiera al fianco dei moltissimi giovani ieri presenti all’incontro.



































