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Ramificazioni 2026, dalle radici verdiane ai mondi lontani

Quattro concerti, danza, teatro musicale e una nuova produzione per la terza edizione della rassegna del Festival Verdi che mette in dialogo l’eredità di Verdi con la musica e la creatività contemporanee. Dal 4 al 22 ottobre 2026, Parma diventa il crocevia di culture, epoche e linguaggi con la terza edizione di Ramificazioni, la sezione del Festival Verdi dedicata alle esperienze artistiche che si sviluppano a partire dall’eredità del compositore di Busseto. Sei appuntamenti distribuiti tra l’Auditorium Niccolò Paganini, il Ridotto del Teatro Regio, il Complesso monumentale della Pilotta, il Teatro Farnese e l’Auditorium del Carmine accompagneranno il pubblico in un percorso che dal mondo musicale ottocentesco arriva fino alle inquietudini del presente. Il filo conduttore dell’edizione 2026 è Mondi lontani, tema del XXVI Festival Verdi. Un viaggio che parte dalle fascinazioni esotiche dell’opera verdiana e attraversa Wagner, Debussy, Dvořák, Henze, Stockhausen e la nuova scena musicale e teatrale, fino a confrontarsi con i temi della guerra, dell’esilio, della memoria e delle migrazioni. Ad aprire la rassegna, domenica 4 ottobre alle 18, sarà Ingo Metzmacher, per la prima volta sul podio del Festival Verdi, alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini. Il concerto all’Auditorium Niccolò Paganini accosterà il Preludio di Parsifal di Richard Wagner, opera attraversata dalla spiritualità orientale e dalla filosofia buddista, ad Appassionatamente plus di Hans Werner Henze, nato dalla versione giapponese di Das Verratene Meer, ispirata a Yukio Mishima. A completare il programma saranno due pagine fondamentali di Claude Debussy: il Prélude à l’après-midi d’un faune e La Mer, opere emblematiche della rivoluzione timbrica e linguistica che avrebbe aperto la strada alla musica del Novecento. Mercoledì 7 ottobre alle 20.30, il Ridotto del Teatro Regio ospiterà il Quartetto Luigi Magnani, formato da Paolo Mora e Michele Rossi ai violini, Novella Bianchi alla viola e Giacomo Fossa al violoncello. Al centro del concerto due quartetti composti nello stesso anno, il 1893, ma legati a esperienze culturali molto diverse: il Quartetto in sol minore di Debussy e il Quartetto in fa maggiore op. 96 “Americano” di Antonín Dvořák. Da una parte l’interesse di Debussy per l’Oriente e il rapporto con la poesia simbolista; dall’altra l’esperienza americana di Dvořák, che durante il soggiorno a New York assimilò ritmi e suggestioni del Nuovo Mondo. Due modi diversi di trasformare l’incontro con l’“altrove” in nuova materia musicale. La danza sarà protagonista di Ramificazioni venerdì 9 e domenica 11 ottobre, con le MicroDanze del CCN/Aterballetto. Il progetto ideato da Gigi Cristoforetti, nato nel 2021 al Museo dell’Acropoli di Atene, porta la danza fuori dai luoghi tradizionali dello spettacolo e la inserisce negli spazi della città. A Parma saranno presentate sei creazioni di altrettanti coreografi: Soft P. di Diego Tortelli a Palazzo Marchi, Near Life Experience di Angelin Preljocaj alla Biblioteca San Giovanni, Afterimage di Philippe Kratz alla Pinacoteca Stuard, Platform02 di Ina Lesnakowski nella Sala delle colonne del Chiostro della fontana, Eppur si muove di Francesca Lattuada nel Chiostro della fontana. Il percorso si concluderà al Ridotto del Teatro Regio con The Great Silence di Dunja Jocić, in prima assoluta e su nuova commissione del Festival Verdi. Dal 12 al 15 ottobre, la Galleria Petitot del Complesso monumentale della Pilotta sarà il luogo della nuova produzione NABUCCO_CANTO DEL MONDO MUTILATO, firmata da Lenz Fondazione e commissionata dal Festival Verdi. La creazione site-specific di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto rilegge il Va, pensiero come materia contemporanea, mettendolo in relazione con guerra, esilio, perdita e distruzione del patrimonio culturale. La Pilotta diventa parte integrante della drammaturgia: un luogo segnato dalla memoria dei bombardamenti del 1944, quando furono distrutti il Teatro Farnese e oltre 15.000 volumi della Biblioteca Palatina. Il libretto di Temistocle Solera si intreccerà con i versi di Salvatore Quasimodo e Friedrich Hölderlin, mentre 28 bambine e bambini del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma, preparati da Elena Scamuzzi, saranno affiancati dall’attrice Valentina Barbarini e dalla giovane performer Agata Pelosi. La produzione sarà presentata in anteprima martedì 6 ottobre alle 12, al Ridotto del Teatro Regio, in occasione della conferenza stampa. Giovedì 15 ottobre alle 21, il Teatro Farnese ospiterà la prima esecuzione della versione in lingua italiana e araba di Zenobia Regina, teatro musicale di Lucia Ronchetti, su libretto di Mohammad Al Attar, con frammenti dall’opera Zenobia, regina de’ Palmireni di Tomaso Albinoni. L’opera, nata come progetto sulla migrazione contemporanea per la Münchener Biennale, racconta la vicenda di Zeina, giovane archeologa siriana che ha studiato a Palmira la figura dell’antica regina Zenobia e che, costretta dalla guerra a rifugiarsi in Germania, porta con sé la memoria della propria terra. La musica di Albinoni diventa così il simbolo di una duplice migrazione: quella delle persone e quella delle opere d’arte. A Parma l’esecuzione sarà affidata a Susanne Blumenthal, alla guida dell’Ensemble Filarmonica Arturo Toscanini, con Sara El Debuch, Silvia Regazzo, Mais Harb ed Elias Aboud. L’ultimo appuntamento sarà giovedì 22 ottobre alle 20.30, all’Auditorium del Carmine, con Mantra di Karlheinz Stockhausen. I pianisti Ciro Longobardi e Andrea Rebaudengo, al debutto al Festival Verdi, eseguiranno la monumentale composizione per due pianoforti, percussioni ed elettronica, insieme a Walter Prati e Massimo Mariani di MMT Creative Lab, responsabili dell’elettronica e della regia del suono. Composta nel 1970 a Osaka, Mantra è costruita attorno a una formula musicale di tredici note che si espande e si contrae lungo l’intera composizione. Il suono dei pianoforti, trasformato dall’elettronica, diventa materia in continua metamorfosi, in un dialogo tra acustico ed elettronico, tra consonanza e dissonanza. Un viaggio che parte da Verdi e arriva al presente. Con Ramificazioni 2026, il Festival Verdi amplia ancora una volta il proprio orizzonte. La relazione con Verdi non viene intesa come un semplice omaggio, ma come un punto di partenza per interrogare la musica e il teatro del presente.
I “mondi lontani” evocati dalle opere e dalla cultura dell’Ottocento diventano così mondi sempre più vicini: l’Oriente di Wagner e Debussy, l’America di Dvořák, il Giappone di Henze, la spiritualità indiana di Stockhausen, fino alla Palmira di Lucia Ronchetti e ai conflitti, agli esili e alle distruzioni che segnano il nostro tempo.
Un percorso tra musica, danza e teatro in cui le radici verdiane si ramificano per incontrare altri linguaggi e altre culture, trasformando Parma in un luogo di confronto tra passato e presente.
Ramificazioni – Festival Verdi 2026
Parma, 4–22 ottobre 2026
Auditorium Niccolò Paganini · Ridotto del Teatro Regio · Complesso monumentale della Pilotta · Teatro Farnese · Auditorium del Carmine.
Per informazioni e modalità di partecipazione: Teatro Regio di Parma.
Elide Bergamaschi