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Nabucco, oltre il mito. Al XXVI Festival Verdi il titolo della svolta verdiana torna al Teatro Regio di Parma nel nuovo allestimento di Pier Luigi Pizzi

È Nabucco, l’opera che nel 1842 trasformò un giovane compositore ancora incerto in uno dei nomi destinati a dominare la scena italiana, il terzo titolo del XXVI Festival Verdi. Al Teatro Regio di Parma torna dal 3 ottobre, con repliche l’11, 18 e 24 ottobre, in un nuovo allestimento realizzato in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e il Teatro Carlo Felice di Genova, firmato da Pier Luigi Pizzi, che cura regia, scene e costumi. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, sarà Francesco Lanzillotta, impegnato nell’edizione critica curata da Roger Parker per The University of Chicago Press e Casa Ricordi. Completano la squadra creativa le luci di Massimo Pizzi Gasparon Contarini e i movimenti di scena di Marco Berriel. In scena Ariunbaatar Ganbaatar è Nabucodonosor, Lidia Fridman Abigaille, Michele Pertusi Zaccaria; con loro Andrés Moreno García (Ismaele), Laura Verrecchia (Fenena), Adriano Gramigni (Gran Sacerdote di Belo), Simone Fenotti (Abdallo) e Maria Cristina Bellantuono (Anna). Terza opera di Verdi, su libretto di Temistocle Solera, Nabucco nasce dall’intreccio di fonti bibliche e teatrali e arriva alla Scala nel marzo 1842, dopo l’accoglienza di Oberto e il fallimento di Un giorno di regno. È il momento in cui Verdi trova una materia teatrale congeniale alla propria scrittura: masse corali, forti contrasti, slanci lirici, cabalette incandescenti e un rapporto sempre più serrato fra parola e musica. Il resto lo avrebbe fatto la storia, soprattutto attraverso “Va, pensiero”, il coro degli ebrei prigionieri diventato uno dei simboli più riconoscibili dell’opera italiana. Attorno alla sua nascita si è costruita anche la celebre leggenda del libretto gettato da Verdi sul tavolo e riapertosi casualmente proprio sulla pagina del coro. Un episodio che Verdi stesso contribuì a tramandare e che Giuseppe Martini, nel programma di sala del Festival, definisce «perfetto per fondarci sopra una leggenda». Ma Nabucco merita di essere ascoltato anche al di là del mito. È una partitura ancora irregolare, con «alti e bassi e molte mezze vie», osserva Martini, ma proprio per questo interessante: vi si riconosce il laboratorio di un compositore che sta mettendo a punto il proprio linguaggio e che qui trova una prima, potentissima dimensione teatrale. «Il fascino di quest’opera sta proprio nell’alternanza fra un’orchestra imponente, graffiante e a tratti violenta, e pagine di estremo lirismo affidate a pochi strumenti», sottolinea Francesco Lanzillotta. Una dialettica fra grandiosità e intimità che, secondo il direttore, conferisce a ogni nota «un peso teatrale, strettamente connesso al testo» e apre la strada al nuovo teatro musicale che Verdi svilupperà negli anni successivi. Per Pier Luigi Pizzi è il terzo incontro con Nabucco. Dopo il debutto registico al Maggio Musicale Fiorentino nel 1978, accanto a Riccardo Muti e Luca Ronconi, e una più recente produzione per la Rete Lirica delle Marche, il regista torna al titolo con un’idea ancora più essenziale. «Procedo per sottrazione, eliminando tutto ciò che appare superfluo, per lasciare spazio soltanto all’essenziale», spiega Pizzi. Non una Babilonia ridotta a scenografia monumentale, dunque, ma uno spazio teatrale nel quale possano emergere i rapporti di forza, le passioni e i conflitti dell’opera. «Visivamente non ho bisogno di stupire», aggiunge. La regia parte dal testo e si affida alla musica, con l’obiettivo dichiarato di «produrre emozione». È una scelta che permette di riportare al centro ciò che spesso la popolarità di Nabucco finisce per nascondere: non soltanto il coro celeberrimo, ma il dramma di Nabucodonosor e Abigaille, il conflitto fra potere e fede, l’ambizione, la gelosia, la violenza e i momenti di improvvisa fragilità che attraversano la partitura. Il nuovo Nabucco del Festival Verdi prova così a liberare l’opera dalla sua stessa leggenda per restituirla alla scena: alla voce, alla parola, al gesto e a quella miscela di impeto e lirismo con cui il giovane Verdi trovò, quasi d’un tratto, la propria strada. Il pubblico potrà assistere alla prova aperta di mercoledì 30 settembre alle 15.30.
Teatro Regio di Parma — 3, 11, 18 e 24 ottobre 2026
Direttore: Francesco Lanzillotta
Regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi
Orchestra: Teatro Comunale di Bologna
Coro: Teatro Regio di Parma
Elide Bergamaschi