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Raddoppio Fs: “I soldi ci sono”. Per la linea… non per le opere

MANTOVA Chi ha ragione? I soldi per completare il primo lotto del raddoppio ferroviario Mantova-Piadena ci sono o no? Hanno ragione le Ferrovie-1, quando in varî incontri con i sindaci dei territorî è emersa la necessità di reperire ulteriori 140 milioni circa, o le Ferrovie-2 che da ultimo, in un incontro tenutosi l’altro ieri in Provincia, hanno assicurato che il finanziamento messo a bilancio dallo Stato è capiente per l’infrastruttura?
All’incontro di aggiornamento sullo stato di avanzamento del raddoppio hanno presenziato il presidente della Provincia Carlo Bottani, e l’ing. Rosa Panetta di Rfi delegata dal Rup Giovanni Tamburo, oltre a numerosi amministratori locali e regionali. E come riportato da Paola Bulbarelli, consigliere al Pirellone per Fratelli d’Italia, «ho ricevuto la conferma ufficiale che la prima fase del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova dispone della piena copertura finanziaria: un’informazione decisiva e rassicurante che fa chiarezza definitiva dopo le indiscrezioni e le voci false che si erano rincorse nel corso dell’estate».
Ma le cose stanno veramente così? L’opera commissionata a un raggruppamento temporaneo d’imprese da Rete ferroviaria italiana con la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza di Fs Engineering (entrambe società del Gruppo Fs) a oggi non vede posato un metro di binario, e in taluni casi si sono pure verificati “stop” dei cantieri affidati a ditte qualificate come la Bozzoliana e la Pizzarotti. Una infrastruttura, ricordiamolo, che secondo cronoprogramma avrebbe dovuto trovare il fine cantiere entro quest’anno, così come prevede pure il consistente finanziamento con fondi del Pnrr.
Vien da sé che alle dichiarazioni rilasciate in Provincia occorre quantomeno fare una tara di prassi. Se cronoprogramma e finanziamenti rispettassero piani e bilanci, non si spiegherebbe la rimozione in corsa della commissaria Chiara De Gregorio, “commissariata” a sua volta dall’a.d. delle ferrovie Aldo Isi.
Ma la spiegazione parrebbe essere assai più trasparente di qualsiasi altra dietrologia. A gonfiare i costi di questa fondamentale infrastruttura (che comunque a tutt’oggi vede scoperto il secondo lotto da Piadena a Codogno, sia sul versante progettuale-procedurale che finanziario), avrebbero concorso tutte le opere accessorie, a partire dai bypass dei passaggi a livello, e a seguire i ponti sull’Oglio e i costi per recuperare locomotive bombardate durante l’ultima guerra.
Per dare una misura, solo nel comprensorio comunale di Bozzolo erano destinati 50 milioni di euro per gli interventi compensativi. Anche per questi lavori i soldi ci sono, come è detto ora da Ferrovie-2?