MANTOVA Eletto in consiglio comunale su indicazione di Fratelli d’Italia, ma mai entrato organicamente nei banchi dei tricolori, Raffaele Zancuoghi da settimane sta meditando di lasciare l’aula per la quale nel maggio scorso ha corso come candidato sindaco del centrodestra.
La decisione è presa, anche se l’ufficializzazione arriverà la prossima settimana, terminati gli incontri con i referenti dei partiti che lo hanno sostenuto. Al suo posto potrebbero subentrare o Francesco Avanzini (103 preferenze) o Alessandro Aporti (91 preferenze), a seconda delle disponibilità. Ma una cosa tiene a precisare l’interessato: la sua decisione non è dovuta a pressioni esterne.
«Non ho ancora deciso, ma deciderò. Non c’è contrasto con nessuno, e men che meno con la società Tea per cui lavoro, e che mi ha messo in condizione di poter decidere senza pressioni e nella massima correttezza».
Dunque, quali potrebbero essere le motivazioni di questo abbandono del seggio in via Roma? «Intanto perché mi trovo in minoranza, e poi perché lavoro in una società partecipata che serve il Comune, ponendomi in conflitto di interessi. E poi anche perché sono il presidente della Canottieri Mincio. Sono davvero oberato da questi impegni cui non voglio rinunciare. Se devo scegliere fra il lavoro e fare il consigliere, scelgo il primo», spiega Zancuoghi.
Ma allora perché si è candidato sindaco, chiediamo? «Mi sono candidato per diventare sindaco. Ci ho provato e ci ho creduto, nonostante i pronostici a favore di Murari. Ma io la tento comunque, anche quando faccio gare di nuoto so che uno è più forte di me: ci provo lo stesso», chiude Zancuoghi.































