ROMA Sintesi dell’intervento della sen. Paola Mancini a “Care for Caring 2.0 – Ambasciatrici della Prevenzione”, l’incontro odierno tenutosi presso la Scuola Superiore di Polizia a Roma sui risultati della Campagna di sensibilizzazione alla prevenzione del tumore al Seno
“Care for Caring 2.0” ha fatto qualcosa di rivoluzionario: ha portato la prevenzione sanitaria là dove si formano le nuove generazioni della Polizia di Stato. Ha trasformato luoghi di addestramento in spazi di tutela, di informazione e di ascolto.
I dati ci parlano con chiarezza: il carcinoma della mammella è oggi il tumore più diagnosticato tra le donne in Italia. E cresce purtroppo anche tra le più giovani: tra i 25 e i 44 anni.
I numeri generati da questa lungimirante iniziativa raccontano di un impegno concreto: nel 2024 la campagna ha raggiunto oltre 1.400 donne, con più di 600 visite senologiche e 650 ore di counseling. Nel 2025, con la fase 2.0, sono stati coinvolti 10 istituti e scuole di formazione della Polizia di Stato. Dietro questi numeri ci sono decisioni, organizzazione, e soprattutto una visione: non aspettare la malattia, ma anticiparla.
Spesso la parola “prevenzione” viene associata alla paura: paura della diagnosi, del dolore, della malattia. Ma la prevenzione è l’esatto contrario: è una forma di potere, è l’atto con cui una donna si riappropria del proprio corpo, del proprio tempo, del proprio destino. Per questo parlare di prevenzione significa parlare anche di autodeterminazione femminile, di emancipazione, di giustizia sociale.
È veramente significativo poi il titolo scelto per questa edizione di “Care for Caring”: Ambasciatrici della Prevenzione. Un’ambasciatrice rappresenta, comunica, costruisce ponti. E queste donne — allieve, funzionarie, agenti — sono davvero ambasciatrici, non di uno slogan, ma di una testimonianza viva.
Saranno loro a portare la prevenzione fuori da queste aule, nei reparti, nelle famiglie, nelle comunità.
E questo è un ulteriore vero successo: trasformare un intervento sanitario in un movimento culturale.
Oggi, qui, nella Scuola Superiore di Polizia, questo progetto assume un valore simbolico straordinario. Chi indossa una divisa è abituato a proteggere gli altri, a rispondere prima di chiedere aiuto. Ma questa campagna ci ricorda che proteggere se stessi è il primo atto di responsabilità verso la comunità. La Polizia di Stato dimostra di essere non solo presidio di legalità, ma anche laboratorio di cultura civile e umana.
Viviamo in un tempo che celebra la forza visibile: la potenza, la velocità, l’efficienza.
Ma c’è una forza più silenziosa, più profonda, che regge davvero la società: la forza discreta della cura. È la forza che spinge un medico ad ascoltare. Che guida un’istituzione come la Polizia di Stato a proteggere i suoi membri. Che tiene insieme la comunità nazionale anche nei momenti più difficili.
“Care for Caring 2.0” non è solo una campagna sanitaria, è un simbolo di questa forza silenziosa che cambia davvero le cose.





























