MANTOVA – La stangata ingiustificata del costo del carburante causata dalla guerra in Iran rappresenta una forte criticità per i pensionati con redditi bassi. A riferirlo è il portavoce della Cna, Franco Bruno secondo cui «si stima che in Italia circa due milioni di pensionati percepiscano una pensione pari al minimo, vale a dire attorno ai 619,80 euro mensili. Cifra che mantiene molti pensionati al di sotto della soglia di povertà relativa, specialmente in un contesto di inflazione persistente, a prescindere che i pensionati con redditi bassi (certificati tramite Isee) abbiano diritto a diverse forme di sostegno economico, bonus, agevolazioni e nonostante i piccoli adeguamenti della legge di bilancio 2026. Considerando una fascia più ampia – specifica Bruno – quasi 4,6-4,8 milioni di pensionati (circa 3 su 10) ricevono un assegno mensile inferiore ai 1.000 euro, con un impatto drammatico in particolare sulle donne, che subiscono disparità significative rispetto agli uomini. Aggiungiamoci poi l’aumento dei costi del carrello della spesa per beni di prima necessità che riduce drasticamente il potere d’acquisto dei pensionati con redditi bassi costringendoli a tagliare spese essenziali anche per curarsi. Molti pensionati spendono una parte sproporzionata del loro reddito per energia, carburante e spesa alimentare. I pensionati che percepiscono assegni pensionistici da fame – conclude Bruno – sono quindi da considerare “eroi silenziosi” del welfare sociale.







































