MANTOVA – Si avvicina la data del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia, aumentano i dibattiti e si irrobustiscono le posizioni delle rispettive parti. Ieri sera l’on. Simonetta Matone, deputata della Lega ed ex magistrato di Cassazione, era a Mantova per sostenere le ragioni del Sì all’incontro organizzato dal circolo culturale mantovano “G. Guareschi” a Ca’ degli Uberti. A fianco della Matone anche l’avvocato del Foro di Mantova Paolo Gianolio e il presidente del circolo Guareschi, Romano Bondavalli, nelle vesti di moderatore. «Se vincerà il Sì, diventeremo finalmente un Paese civile, dove accusa e difesa si fronteggeranno ad armi pari – ha detto la Matone, che con i suoi 41 anni nella magistratura può certamente esprimere sul referendum un parere ragionato e non viziato da logiche di appartenenza politica o correntismo -. La fondamentale riforma del 1988 del passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio fu incompleta, perché mancava un tassello fondamentale: la separazione delle carriere. Giuliano Vassalli, grande e giurista, ex ministro della Giustizia e padre della riforma, attribuiva il fallimento allo strapotere dei magistrati. Separare il ruolo del pubblico ministero da quello del giudice è un passaggio fondamentale della riforma, così come creare due Consigli Superiori della Magistratura e un’Alta Corte Disciplinare che deciderà dei procedimenti a carico dei magistrati». La riforma definisce una precisa visione della giustizia libera dalla politica, imparziale e in cui, chi compie errori giudiziari che rovinano la vita alle persone, paghi. «Dopo lo scandalo Palamara il Csm andava sciolto. Votare Sì – termina la Matone – significa bonificare il sistema dalle radici e scardinare il potere delle correnti e degli accordi sottobanco». Anche l’avvocato Gianolio auspica il via libera alla riforma «perché – ha spiegato – ragiono nell’ottica e nell’interesse dei cittadini».
Matteo Vincenzi







































