Mantova Serviva un “Matteo Colaninno” cremonese, e dopo l’appello dello stesso ex parlamentare renziano lanciato ieri dalle pagine dei quotidiani locali arriva una risposta autorevole da Cremona per dare una risposta ai motivati timori che il raddoppio ferroviario della Mantova-Milano possa fermarsi a Piadena. Come pure aveva messo tutti in allerta il sindaco Mattia Palazzi la conclusione dell’infrastruttura necessità di reperire risorse per 1,3 milioni indispensabili per realizzare il “lotto 2” da Piadena a Codogno. Viceversa, in assenza di una forte coesione politica trasversale, ci troveremmo di fronte a una inevitabile incompiuta.
Ieri la risposta dalla stampa di Cremona: «Non c’è alcun pericolo che il cantiere rimanga incompiuto», ha assicurato l’autorevole esponente Pd della città del Torrione Luciano Pizzetti, ex parlamentare ed ex sottosegretario alle infrastrutture che assieme a Colaninno si era speso in prima persona per il raddoppio Fs, sia pure senza reperire da sùbito le necessarie risorse per la tratta cremonese, quantificata allora in 850 milioni. E la sua «iniezione di fiducia» vorrebbe guardare oltre le contingenti carenze di cassa: «Fanno bene i territorî a tenere alta l’attenzione su un’opera strategica come il raddoppio ferroviario, ma il “treno” è partito e arriverà fino a Codogno».
L’allarme, a detta di Pizzetti, «è prematuro». Il tratto di sua competenza da Piadena a Cremona, e quindi da Cavatigozzi a Codogno, sarebbe in fase di progettazione, e già contemplerebbe tutte le osservazioni conferite dai sindaci nei tavoli preliminari.
Anche il parlamentare leghista Andrea Dara e la collega mantovana Alessandra Cappellari dal consiglio regionale si sono spesi fiduciosamente per il completamento, ma sulla forza dei buoni propositi, e solo su quella: sarebbe assurdo infatti realizzare solo il primo tratto dell’infrastruttura, senza arrivare a destinazione. E ben per questo Dara assicura che in commissione trasporti alla Camera spingerà per ripartire il “lotto 2” Piadena-Codogno in almeno due sotto-lotti finanziabili. Una necessità, insomma, dato che le richieste infrastrutturali pervenute a Roma da Mantova ammonterebbero nell’insieme a circa 7 miliardi – che equivale a dire mezza manovra finanziaria.
In ogni caso, riconosce Pizzetti, del segmento ferroviario oggi mancante e del suo relativo finanziamento non si potrà parlare se non dopo il 2028. Prima è impensabile.
E non solo. L’accelerazione sul progetto infrastrutturale è stata impressa, come più volte ricordato dallo stesso Colaninno, dalla designazione di un commissario governativo, l’ing. Chiara De Gregorio, che però ha competenza solo da Mantova a Piadena. Di un secondo commissario per il cremonese non si fa parola.





























