Mummificata in casa, l’autopsia non scioglie il mistero

Borgo Virgilio Per tre anni avrebbe nascosto il cadavere mummificato della madre, non in cantina come paventato in un primissimo momento, ma bensì al riparo da occhi indiscreti in una stanza al piano superiore dell’abitazione di famiglia, in particolare poggiata contro un muro, nonché avvolta da una coperta e rinchiusa in un sacco a pelo, quale macabra sorta di “sarcofago umano”. Questa la sconcertante scoperta fatta mercoledì mattina dagli agenti della polizia locale di Borgo Virgilio – supportati poi anche dai carabinieri del nucleo investigativo di Mantova – all’esito dell’ispezione domiciliare all’interno della casa nelle campagne di Romanore in cui il 56enne, poco prima smascherato e bloccato davanti alla sede municipale a Cerese, aveva celato il corpo senza vita della madre, morta nel 2022 all’età di 82 anni – a tal periodo infatti corrisponderebbe un atto testamentario della donna depositato in uno studio notarile – e omettendo quindi di denunciarne la scomparsa per poter continuare così ad incassarne la pensione. Una vicenda, quella anticipata in esclusiva dalla Voce nell’edizione di ieri, e a cui col passare delle ore si sono aggiunti via via altri importanti tasselli.
A finire dunque ora sotto indagine, al momento per le precipue ipotesi di occultamento di cadavere, truffa ai danni dello Stato, falso ideologico e sostituzione di persona, è il figlio della pensionata – un infermiere classe 1969 – tradito da quel travestimento, a conti fatti alquanto poco credibile vista pure la stazza e il suo circa metro e novanta di altezza, da lui escogitato per ingannare gli addetti dell’ufficio anagrafe comunale cui si era rivolto una settimana prima al fine di rinnovare la carta d’identità nel frattempo scaduta della nadre, ed evitare così di perdere dall’Inps il bonifico pensionistico mensile. Ma la sua reiterata presenza in quegli uffici agghindato di tutto punto sotto le mentite spoglie di una donna con parrucca, gioielli e tanto di unghie fresche di smalto, non aveva mancato di attirare l’attenzione ed instillare più di un sospetto. Così, rimbalzato ancora una volta si era ripresentato l’altra mattina per l’ennesimo appuntamento quando però ad attenderlo, anziché l’addetto allo sportello, si era ritrovato la polizia locale schierata. A quel punto vistosi scoperto aveva pure finto un malore prima di venire preso in consegna dagli agenti per accompagnarli nell’abitazione dell’orrore. La vittima infatti rinvenuta in perfette condizioni di conservazione, stando a quanti l’hanno potuta vedere tra inquirenti e investigatori, sarebbe stata preparata alla mummificazione, forse direttamente dal figlio, attraverso la somministrazione di sostanze anti putrefattive e formaldeide. E già nella giornata di ieri inoltre, nelle sale mortuarie dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, al fine di appurare l’esatta causa e tempistica del decesso, si è provato ad effettuare un primo tentativo di autopsia per mano del professor Dario Raniero dell’istituto di medicina legale dell’Università di Verona, ma però interrotto in fase di accertamento proprio a fronte dell’estrema precarietà del cadavere e derivante da tale stato di avanzata mummificazione. Esame autoptico quindi che, sulla scorta di tali elementi, verrà quindi ora riproposto nei prossimi giorni ma a step onde evitare di compromettere l’integrità stessa della salma. Una notizia dai contorni quasi surreali che, una volta venuta a galla, oltre a balzare in breve alle cronache nazionali non ha mancato di destare sorpresa e sconcerto in tutto il paese. L’indagato infatti, insospettabile, verrebbe dipinto come un soggetto schivo, solitario e particolarmente introverso, da giovane frequentatore della parrocchia assieme alla madre ma poi, in età adulta, andato isolandosi sempre di più.