MANTOVA «La riforma Nordio non interviene sul sistema della giustizia nel suo complesso, ma sull’assetto della magistratura, finendo per ridurne autonomia e indipendenza». Da questo presupposto nasce il comitato “Giusto dire No” promosso dall’Associazione nazionale magistrati con l’obiettivo di informare sui motivi per cui votare no al referendum sulla Giustizia. Ieri, al bar Italia, Gianlorenzo Franceschini, sostituto procuratore di via Poma, e Ilaria Sanesi, giudice della Corte d’appello di Brescia, ed Enzo Rosina, già presidente della Sezione penale del Tribunale di Mantova. hanno presentato il comitato del distretto di Brescia. Nel corso dell’incontro è stato spiegato come il disegno di legge tenda a stravolgere l’assetto costituzionale della magistratura e rappresenti, secondo i relatori, un fatto inedito: per la prima volta il potere esecutivo limiterebbe in modo profondo il sistema giudiziario, con un tentativo politico di ridimensionarne l’autonomia. Per Sanesi, tra i tanti motivi per cui votare no, il più importante riguarda «lo stravolgimento, previsto dalla riforma, dell’assetto costituzionale della magistratura. Cioè influire sul principio della separazione dei poteri nonché sulle garanzie dei diritti. Un giudice che non è indipendente dalla politica, che teme di essere sanzionato ogni volta che prende una decisione che contrasta con gli interessi della maggioranza di turno, è un giudice che non è indipendente e che non è in grado di garantire i diritti dei cittadini». Franceschini ha invece espresso preoccupazione circa l’istituzione di due Csm «perché potrebbe comportare più persone a processo. Se il Csm dei pm è composto solo da pm e quindi è autoreferenzale, significa che potremmo chiedere il rinvio a giudizio molto più spesso e il nostro operato non verrebbe messo in discussione dai giudici che compongono l’attuale Csm, come invece avviene ora».







































