MANTOVA Nata a Mantova, battezzata nella basilica di Sant’Andrea, cresciuta a Suzzara. Carla Sozzani è tornata a Mantova dopo un paio di decenni in un evento sponsorizzata da Lbm 1911. Lo ha fatto in occasione dell’uscita del libro Arte, vita, moda, biografia scritta da Louise Baring. “Il titolo riporta tre parole chiave”, ha spiegato Sozzani, “vita perché in queste pagine c’è una parte dei miei anni che non ho raccontato a nessuno. Moda, è un filo conduttore della mia vita, ho iniziato a lavorarci nel 1968. Arte perché, al di là della galleria, è stata davvero importante per me”. Nelle pagine del libro viene raccontato il suo difficoltoso trasferimento a Milano, la sua prima sfilata a Palazzo Pitti, fino all’arrivo a Vogue Italia. “Mi sembrava un sogno”, ha raccontato Sozzani, “ho cominciato a conoscere tanti fotografi, è stato un arricchimento incredibile. Il fotografo che mi ha insegnato di più? Helmut Newton. Ricostruiva l’immagine che aveva nella testa. Lavorava con la sua macchina fotografica, un assistente e un ombrello. Oggi sui set possono esserci anche una ventina di persone”. A metà degli anni 80 l’esperienza dei soli tre numeri e mezzo di Elle. “La proposta mi ha interessata perché mentre Vogue era solo moda, in Elle potevo parlare di tutto”, ha ricordato Sozzani, “mi chiesero di dire che volevo andare via io invece pretesi una lettera di licenziamento”. Da quel licenziamento è nata la galleria 10 Corso Como. “In quel periodo vivevo molto a New York”, ha svelato ancora Sozzani, “a Milano, uscendo da un ristorante, vidi un cartello con scritto “affittasi” che aveva anche uno spazio sotterraneo. Per 8 anni ho condiviso il giardino con un garagista. Allora era una zona fuori porta. Adesso mi sento un po’ responsabile del cambiamento di quell’area milanese”. Il suo obiettivo era quello di creare un marchio. “Volevo andare contro l’ostentazione in voga a Milano tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90”, ha affermato “un concetto che oggi credo sia ancora più importante di allora”. I giovani di oggi? “Sentono l’esigenza di abbandonare i cellulari per ricreare una comunità”, ha chiuso.
Tiziana Pikler































