CANNETO – Alla presenza del vescovo Marco Busca con il parroco don Alfredo Rocca, del sindaco Nicolò Ficicchia e del capitano Anna Chiara De Vito, comandante della compagnia carabinieri di Viadana, si è tenuta ieri mattina l’inaugurazione e benedizione del monumento alle vittime della pandemia da Coronavirus, collocato dal Comune sul sagrato della chiesa di Santa Croce, una degli edifici sacri più cari ai cannetesi e popolarmente da sempre detta anche “Chiesa dei Morti”.
È stata posizionata una colonna spezzata, in marmo di Botticino, recuperata dai magazzini della chiesa parrocchiale. La colonna spezzata ha un chiaro valore simbolico e rappresenta la vita di tante persone interrotta prematuramente a causa del Covid-19. L’intervento è stato eseguito insieme alla sistemazione generale dell’area antistante l’edificio religioso, con la rimozione delle barriere architettoniche, il rifacimento del marciapiede antistante la chiesa e la realizzazione di alcuni posti auto.
L’edificio religioso è stato eretto verso la fine del ’600 per onorare la memoria dei cannetesi morti durante la terribile peste del 1630, che fu tanto catastrofica da uccidere quasi la totalità degli abitanti del paese. «Questo monumento – ha dichiarato il sindaco Ficichia – nasce per dare un luogo alla memoria: è la nostra carezza collettiva a chi non abbiamo potuto accarezzare allora, il segno tangibile che nessuno dei nostri concittadini è stato dimenticato. Per onorare i nostri defunti, abbiamo scelto un simbolo di potente semplicità: una colonna spezzata. Questo marmo, custodito da tempo immemorabile dalla nostra parrocchia come un frammento silenzioso del passato, trova oggi la sua collocazione definitiva. La colonna interrotta rappresenta la vita troncata dal virus, la bellezza di esistenze che non hanno potuto completare il loro percorso naturale. Ma il fatto che sia stata conservata per anni e che oggi venga innalzata proprio qui, ci dice che nulla va perduto se c’è una memoria che sa attendere. È un ponte tra ciò che era e ciò che, con fatica e speranza, stiamo ricostruendo».






































