RONCOFERRARO Torna a sorridere, dopo una sconfitta e un pareggio, il Mantova Women che nell’ultimo turno di campionato ha battuto 2-1 il Desenzano. Oltre a festeggiare per la vittoria, le vipere hanno celebrato anche il ritorno in campo di Silvia Vivirito dopo un lungo stop di 3 anni. «Era uno scontro diretto – afferma l’esperta centrocampista classe 1990 -. Siamo state brave a passare subito in vantaggio, poi Maffezzoli ha parato un rigore e subito dopo abbiamo siglato il 2-0. Personalmente sono contenta per la vittoria, ma ancora di più per essere tornata in campo. Così ha un sapore ancora più bello».
Silvia, mantovana doc, è rimasta colpita dal progetto del club. «Ringrazio il ds Marco Messina – afferma – mi ha sempre voluta e, a differenza di altre persone che mi hanno abbandonata durante la degenza, lui mi è rimasto sempre vicino. Non ho mai giocato nella nostra città, così ho deciso di intraprendere questa nuova avventura. Ho trovato un progetto ambizioso, anche se è ancora all’inizio. Mantova ha bisogno di qualcosa di nuovo e il calcio femminile è perfetto. Penso ci siano tutti i presupposti per far sì che il movimento cresca e si diffonda anche in provincia. Ma serve pure l’aiuto da parte degli sponsor».
Cresciuta nel San Lazzaro, poi lontano da Mantova, Silvia porta con sè tutte le esperienze che l’hanno accompagnata in giro per l’Italia. «Vivere realtà diverse – racconta – e mettersi in gioco, confrontandosi con altre, mi ha aiutata sia nello sport che nella vita di tutti i giorni. Ho iniziato al San Lazzaro, poi mi sono trasferita prima a Mozzecane e poi a Bardolino. Nel 2010 ho esordito a Venezia in Serie A per poi trasferirmi a Napoli dove ho vinto la B. Da Napoli sono passata al Sudtirol per 3 anni, per poi provare un’esperienza al Luserna in A. Dal Luserna sono passata al Bari, poi ho giocato con Como, Cesena, Cortefranca e Lazio, la mia ultima esperienza in B». «Ho avuto tante complicazioni in questi anni – conclude Silvia – ma domenica ho realizzato il mio sogno: tornare a giocare. Ora mi piacerebbe tornare ai miei livelli. E vorrei fare del calcio il mio lavoro».





























