MANTOVA Mantova-Padova, domani al Martelli, metterà di fronte due tra gli allenatori emergenti che più si sono messi in luce negli ultimi anni: Davide Possanzini da una parte, Matteo Andreoletti dall’altra. C’è una persona che li accomuna, e paradossalmente è proprio quella uscita di scena una settimana fa: Christian Botturi. Fu infatti l’ex dt del Mantova a lanciare entrambi come allenatori nel calcio professionistico. Con grande successo. Possanzini, in realtà, aveva già avuto un’esperienza alla guida del Brescia in B nella stagione 2022-23, ma troppo breve (da subentrato, durò appena due giornate) per fare curriculum. Il vero trampolino di lancio del tecnico marchigiano è stata Mantova, nella stagione successiva: un progetto nuovo, costruito attorno a lui e con lui da Botturi, che gli affidò la panchina. Il resto è storia: promozione in B al primo colpo dopo un duello entusiasmante proprio col Padova. Il gioco di Possanzini, avveniristico in una categoria come la C, ha fatto parlare tutta Italia. E lui è finito ben presto sul taccuino di società blasonate. Ha deciso di rimanere a Mantova, per sfida e riconoscenza; ha conquistato una salvezza certamente sofferta, ma per nulla scontata. Dopo lunga riflessione, ha scelto di prolungare per un terzo anno la sua avventura in riva al Mincio ed ora sta affrontando il suo momento più difficile. Ha rischiato più volte l’esonero, ma è rimasto sempre in sella. Anche con l’arrivo del nuovo ds Leandro Rinaudo, che da lui è ripartito concedendogli di guidare la squadra nella trasferta di Marassi contro la Sampdoria. Mossa sulla carta discutibile e impopolare, ma alla fine dei conti corretta e vincente: il Mantova è tornato a vincere, abbandonando l’ultimo posto in classifica e lasciandoci come immagine simbolo l’abbraccio collettivo dei giocatori allo stesso Possanzini dopo il gol decisivo. Il mister, oltre all’affetto dei suoi, si è così meritato un’altra conferma dalla società e domani contro il Padova proverà a rinsaldare ulteriormente la panchina.
Sull’altra sponda c’è un Matteo Andreoletti in piena ascesa. Con i suoi 36 anni, è l’allenatore più giovane della Serie B. Bergamasco di Alzano Lombardo, ex portiere, si è rivelato in D alla guida della Sanremese. Botturi lo scelse per guidare la Pro Sesto in C nella stessa stagione 2022-23 che vide Possanzini debuttare al Brescia: fu la sua prima esperienza nel calcio professionistico. Un’esperienza brillante: la Pro Sesto si meritò il titolo di rivelazione del campionato, chiudendo al quarto posto e arrivando fino al terzo turno dei play off. Quando Botturi si insediò al Mantova, venne naturale accostare Andreoletti alla panchina biancorossa. Ma il tecnico bergamasco finì per accasarsi all’ambizioso Benevento, fresco di retrocessione e voglioso di tornare subito in B. L’esperienza in Campania finì anzitempo, a dicembre, con un esonero. E veniamo così alla scorsa stagione: Andreoletti viene chiamato al Padova, che da anni insegue vanamente il ritorno in Serie B. Sarà proprio lui a centrare l’impresa dopo un duello spettacolare col Vicenza, a suon di vittorie. Andreoletti sta affrontando ora il suo primo campionato cadetto, con risultati positivi: 14 i punti raccolti nelle prime 11 partite, decimo posto in classifica.
Possanzini e Andreoletti hanno in comune il “pigmalione” Botturi, ma non si sono mai incrociati nè da calciatori nè da allenatori. Domani al Martelli il primo faccia a faccia, con stati d’animo diversi: per Possanzini sarà una sorta di prova del nove, per dare un seguito al successo di Genova e rinforzare la sua panchina; per Andreoletti una tappa come un’altra, da affrontare con la spensieratezza tipica delle matricole. In ogni caso, una bella sfida.






































