L’Aquila Sconfitta con rammarico. A cominciare dall’arbitraggio che ha condizionato la finale di Supercoppa fin dai primi minuti. «Sarebbe stato bello avere una direzione di gara più intelligente – ha ammesso il presidente Giulio Arletti, nella veste di presidente del Rugby Viadana – non esiste una squadra troppo forte o una troppo debole. Come ho detto ai ragazzi, questa partita aveva difficoltà tre, rispetto a quella di maggio con difficoltà uno. La squadra del Viadana scesa in campo a L’Aquila aveva il triplo della responsabilità e il triplo del lavoro da fare ancora per affrontare una partita come questa. È andata bene così, è stata una mezza vittoria. Abbiamo tempo davanti. Le nostre soddisfazioni arriveranno solo lavorando. È iniziato un nuovo ciclo e ci sta partire con una sconfitta. L’umiltà è il maggior pregio della nostra squadra». Anche coach Madero punta il dito su alcune situazioni di gioco: «Alcuni episodi ci hanno complicato la gara. Abbiamo dieci giocatori nuovi e dobbiamo avere il tempo di lavorare tutti insieme. Qui lo standard che serve per vincere qualcosa è quello che ha dimostrato il Rovigo, complimenti a loro. Sono comunque contento dell’impegno dei miei ragazzi e orgoglioso di come hanno tenuto il campo con un uomo in meno». «Siamo entrati in campo con un’idea di gioco; con i due gialli e il rosso abbiamo dovuto cambiare tutto – ha ammesso Fabrizio Ciardullo – Loro ci hanno messo tanta fisicità, però nei primi 60’ hanno fatto fatica a segnare, quindi non è tutto negativo. Di positivo c’è un Viadana che non molla mai, 14 giocatori per tutta la partita che sono comunque riusciti a mettere in difficoltà Rovigo in alcune situazioni. Una finale a inizio stagione non è come una partita secca giocata alla fine: non c’è il tempo per lavorare su tanti dettagli e manca il ritmo partita». La speranza non è venuta meno. «Nel primo tempo abbiamo subito troppi falli; nel secondo ho creduto anche che potessimo rientrare in partita, poi è andata come è andata», ha affermato Alessandro Ciofani. La chiusura ad Arletti-presidente di Lega: «È stato un evento spettacolare, la città di L’Aquila ha risposto alla grande, e alla società auguro di tornare presto ai livelli che merita». «È molto dura – esordisce il ds Ulises Gamboa – perché Rovigo ha un progetto già consolidato mentre noi siamo in costruzione. Non dobbiamo cercare alibi, ma comunque non siamo convinti della prova dell’arbitro Rosella perché nei punti di incontro a loro lasciava sempre quel tempo in più e li tutelava per poter giocare meglio l’ovale e avere possessi di qualità, mentre noi spesso siamo stati danneggiati; in più il cartellino rosso di Boschetti, per la somma dei due falli, è meno grave di quello che è successo a Ciardullo: un colpo molto più pericoloso che invece è stato punito solo con il giallo. Non è colpa dell’arbitro, noi abbiamo molte incertezze che dobbiamo trasformare in certezze, a partire da anche dalla mediana. Siamo una squadra che ha tra le proprie caratteristiche il lavoro, tanto più che per 70 minuti con un giocatore in meno abbiamo retto, e addirittura nel secondo tempo siamo andati anche meglio rispetto al primo. Però abbiamo ancora molto lavoro da fare in molti settori. Ci serve giocare, abbiamo poco rugby alle spalle e dobbiamo oliare i nostri meccanismi».

































