MANTOVA Ventotto maggio 1972-16 agosto 2026. Ben 54 anni separano le ultime due vittorie del Mantova in partite ufficiali contro squadre di Serie A. Quella del ’72, amarissima perché l’Acm era già retrocessa, fu ottenuta contro il Cagliari (2-1) al Martelli, nell’ultima giornata dell’ultimo campionato dei biancorossi nella massima serie. Quella di domenica sera vale “solo” per la Coppa Italia, ma porta un peso e un valore infinitamente maggiori. Per la caratura dell’avversario, la Lazio; per il contesto, lo stadio Olimpico di Roma; per l’entusiasmo che ha saputo generare. I 2mila mantovani al seguito hanno colorato di bianco e rosso la Capitale, seguendo la squadra con devozione quasi religiosa, mai facendo mancare il loro sostegno e celebrandola come meritava. Quel che è accaduto in questo magico Ferragosto romano è patrimonio da conservare e tenere bene a mente, in primis dalla società. Capita che un commento ingeneroso sui social o captato sugli spalti del Martelli durante una partita “storta” rovini l’umore di dirigenti, allenatore e giocatori. Ma il vero, autentico termometro della passione biancorossa è quello che si è respirato a Roma. È l’euforia che questa partita ha generato, ben prima di essere giocata. Una miscela esplosiva, che tanti club cadetti possono solo invidiare al Mantova. E che per i biancorossi rappresenta da sempre l’arma in più.
Ora si tratta di gestirla, questa euforia. A maggior ragione questa settimana, che ci porta all’inizio del campionato (sabato a Carrara). Da navigato uomo di calcio, Francesco Modesto non ha perso tempo nel vestire i panni del pompiere: «Il nostro campionato è un altro e inizia sabato», ha detto a caldo nel post partita dell’Olimpico. Il messaggio non fa una piega ed è rivolto soprattutto ai giocatori, chiamati a non cullarsi sugli allori e a calarsi nello spirito battagliero della Serie B. Certo una prestazione come quella ammirata all’Olimpico non può che confortare. Proprio lo spirito è stata la componente che più è piaciuta della squadra, al di là degli aspetti che si possono migliorare. Sembra di essere ripartiti dalla salvezza della scorsa stagione, da quella compattezza e abnegazione che alla fine dei conti hanno fatto la differenza. Poi, è chiaro, per vincere serve anche altro: la classe, il talento, le giocate. Ma pure di questo il Mantova sembra ben fornito – anzi c’è solo da sperare che la prestazione monstre contro la Lazio non provochi la “caccia a Bragantini” da parte dei grandi club. In ogni caso, sabato si parte. Farlo dopo una notte come quella dell’Olimpico regala spinta, vigore, fiducia. Chi non vorrebbe essere nella condizione dei biancorossi?





























