MANTOVA – Turisti in calo ma qualità in aumento, e così pure gli introiti. Ma soprattutto i progetti strutturali e strategici, pur nella ristrettezza delle risorse, puntano in alto. Ne dà conto Stefano L’Occaso, direttore del Museo di Palazzo Ducale, che già per il 2026 annuncia molti progetti innovativi. Direttore, molte redicontazioni, fra cui anche i dati del Festivaletteratura, fanno pensare che il turismo a Mantova segni il passo, almeno rispetto al punto di discrimine di “Mantova capitale 2016”. «Io la città la trovo spesso piena, ma le quantità di afflussi dipendono anche dagli eventi che la città propone. I numeri del Festival rimangono comunque interessanti, e così pure quelli delle mostre. Rispetto ai tempi di “Mantova capitale” vediamo esaurite molte risorse. Poi c’è stato di mezzo anche il covid che ha dato una bella batosta, ma i flussi turistici si sono ripresi, anche se non con gli stessi slanci del periodo pre-covid. Nel Ducale molto si deve anche ai tanti cantieri aperti dopo i danni del terremoto che però hanno messo in campo 18 milioni di investimenti sul complesso museale come non se ne vedeva dagli anni ’20 di Clinio Cottafavi, che diede il via ai grandi restauri del palazzo». Conferma dunque la flessione dei dati? «Io leggo comunque dati interessanti. Vero che dal periodo pre-covid che contava 330mila visitatori, nel ’24 siamo passati a 270mila, ma ci resta da fare una valutazione interessante legata agli introiti da bigliettazione: i numeri sono calati, ma le entrate dai biglietti registrano un +25%, e i due dati sono in contrasto». I motivi? «I fattori possono essere molti. Meno gite? Meno eventi a ingresso gratuito? Faccio fatica a spiegarmi questi dati. La motivazione più semplice potrebbe essere ricondotta al calo delle gite». Ma le mostre? «Le mostre funzionano sempre, se ben organizzate e bene eseguite, ma al momento dobbiamo insistere sui fronte dei lavori che sono in corso e che sono importantissimi. Dal 2023 al 2025 il contributo ministeriale si è dimezzato e si preannunciano ulteriori restrizioni in finanziaria. Il Ducale non può che affrontare questi problemi, tenuto conto poi che il fondo di sostegno che il museo manda al ministero ci è stato aumentato dal 20 al 30% della bigliettazione – che rimane la nostra risorsa maggiore a fronte di spese in continuo aumento. Da qui lancerei un appello alla comunità e a tutti coloro che possono sostenere il Ducale». A chi in particolare? «A tutti: ognuno a suo modo può fare qualcosa: il Comune nell’accessibilità del perimetro con tutela del Ducale (il sindaco si è dimostrato estremamente sensibile in tal senso); poi la Provincia ci può sostenere nella comunicazione. Ma anche i privati: ci sono strumenti molto efficaci come l’“Art bonus” che consente sgravi fiscali del 65%. Insomma Mantova e i mantovani possono provare a riflettere per venire incontro alle necessità del Ducale, e ce ne sarebbe beneficio per tutti. Parlandi di eventi, oggi non ci sono risorse per grandi mostre senza l’aiuto della comunità». Peraltro lei non si occupa solo del Ducale, vero? «Da due anni gestisco anche ad interim i musei di Parma. Prima per 3 mesi avevo anche in gestione l’Umbria, e quindi c’è una forte sovrapposizione di impegni con gli stessi problemi. Parma consta di 4 poli museali e 4 istituti, ma non mancano segnali positivi: da 170mila visitatori siamo passati a a 230mila, con un aumento di introiti del 50 per cento». Non si pensa a una rete più forte e capillare con tutte le altre realtà museali? «A livello di bigliettazione c’è già una card e un biglietto unico cittadino anche per i musei “minori”, comunque bellissimi, e il Ducale è ben felice di continuare. Una strategia generale di gestione purtroppo è difficile da realizzarsi, mantenendo ognuno le proprie peculiarità amministrative, ma tutto ciò non toglie che si possa lavorare su una rete cittadina. Il problema maggiore è invogliare il turismo a fruizioni meno frettolose dei visitatori. Sarebbe bello avere un turismo più stanziale per godere la città in tutte le sue sfaccettature. E il Ducale ci prova a conseguire lo scopo? «Certo. Nel ’26 ci saranno due biglietti: uno per il Castello con Camera degli Sposi giornaliero, e uno per il resto del museo, per Corte vecchia e Corte nuova, che varrà un mese. Sarà un invito a tornare in città». Ma questa dilatazione aumenterà i costi del biglietto? «Il biglietto aumenterà leggermente, ma anche in relazione ai lavori che aumentano l’offerta espositiva: riapriremo le carceri dei Màrtiri di Belfiore e la torre sud-ovest fino ai camminamenti di ronda. Più alcune sorprese». E si pensa a una maggiore pubblicità dell’offerta? «È un tema dolente: in una situazione di bilancio affaticata la comunicazione è stata la più abbandonata. Abbiamo peccato in questo per via delle poche risorse, e non saprei dove tagliare nel bilancio per reperirne di ulteriori». Si parla spesso di intercettare i grandi flussi turistici da Verona e dal Garda. Lavorate anche su questo? «Qualcosa bolle già in pentola, ma serve pure capire le tipologie dei turisti per essere pronti a interpretare le nuove tendenze. Ripeto, qualcosa bolle in pentola. È un argomento importante».





























