Home Cronaca Finti carabinieri incastrati dalle telecamere: 3 denunce e caccia al “telefonista”

Finti carabinieri incastrati dalle telecamere: 3 denunce e caccia al “telefonista”

Mantova Si spacciavano per carabinieri per raggirare gli anziani, ma a tradirli sono stati i militari veri. Si è conclusa con una denuncia a piede libero per truffa aggravata in concorso la scorribanda criminale di tre giovani pregiudicati – due donne e un uomo, poco più che ventenni, residenti tra Puglia e Campania – ritenuti responsabili di almeno tre diversi colpi messi a segno tra la fine di agosto e lo scorso 21 settembre tra Mantova e provincia. Il modus operandi della banda era ben collaudato e faceva leva sulla vulnerabilità psicologica delle vittime. Un quarto complice, l’unico non ancora identificato e per il quale le indagini sono ancora in corso, si occupava del primo contatto telefonico: spacciandosi per un carabiniere, raccontava all’anziano di turno che stava conducendo un’indagine su una rapina in una gioielleria di Mantova e che l’auto dei pensionati era stata avvistata sul luogo del delitto. Con il pretesto di dover verificare se i beni custoditi in casa fossero parte della refurtiva, le vittime venivano indotte a racimolare oro e denaro contante. Pochi minuti dopo la telefonata, uno dei giovani trasfertisti si presentava alla porta in veste di militare, prelevava il bottino e faceva perdere le proprie tracce. I colpi accertati sono avvenuti il 31 agosto scorso a Bozzolo e il giorno successivo, il 1° settembre, prima a Casaloldo e infine lunedì scorso a Mantova. A chiudere il cerchio attorno ai tre truffatori in meno di un mese sono stati i carabinieri del Nor-Sezione Operativa di Mantova. Una svolta fondamentale nelle indagini è arrivata dall’analisi dei sistemi di videosorvescorglianza comunale di Mantova, Castiglione delle Stiviere e Viadana. I filmati e i lettori di targhe hanno permesso di tracciare con precisione i movimenti della banda, individuando sia la loro base logistica temporanea sul territorio provinciale, sia il mezzo utilizzato per gli spostamenti, un’auto presa a noleggio con cui i ventenni erano arrivati dalla Campania. L’incrocio dei dati e il successivo riconoscimento fotografico da parte delle vittime hanno permesso di dare un nome ai tre giovani. Le indagini proseguono per identificare il complice il “telefonista” e per verificare se il gruppo sia responsabile di altri episodi analoghi commessi nella regione.