MANTOVA – Già amareggiato per avere conseguito il record negativo di consensi del centrodestra in Comune (22% nel 2020), sconfitto però da Mattia Palazzi, il sindaco più votato di sempre (71%), oggi Stefano Rossi assiste dalla finestra alla “cosa pubblica” virgiliana, e lo fa all’insegna del disincanto proponendo un traslato calcistico di sintesi com’è nel suo stile: «Maggioranza e opposizione: 0-0, e il pubblico sbadiglia».

Rossi, da leader dell’opposizione a “Cincinnato” ritirato nel proprio orticello. Come mai?
«Nessun orticello. Lavoravo prima di entrare attivamente in politica e lavoro anche adesso, persino più di prima. Grazie a Dio non ho mai avuto bisogno della politica per garantirmi la pagnotta».
Sì, ma prima aveva una visibilità pubblica che ora non c’è più. Si è ritirato persino dalle piattaforme social. Ripeto, come mai?
«La visibilità pubblica può rappresentare un’innocente vanità e un mezzo per conoscere gente nuova, ma nemmeno tanta, dato che viviamo in una città in cui già ci si conosce un po’ tutti. Quanto ai canali social, io li ho sempre presi come un giochetto, nulla di serio. Anzi, ho sempre bannato proprio quei perditempo che ne facevano uno strumento serioso e impegnato utile ad alimentare odio o polemiche. Di questi ho sempre fatto e continuo anche oggi a farne volentieri a meno».
Ma non le manca un po’ la politica?
«Ho sempre fatto politica prima della mia candidatura e anche dopo il mio ritiro dalla scena. Basta riflettere e essere attenti alle cose della vita pubblica, anche da semplici cittadini, e comunque si fa politica. Basta leggere i giornali, e si fa politica. Oggi, e non solo oggi, vedo che il consiglio comunale, giunta compresa, è per lo più composto da ragazzi che non hanno mai letto nemmeno la delibera che vanno a votare. È gente impreparatissima, totalmente ignorante dello storico cittadino. Fa persino tenerezza…».
Parla della maggioranza o della minoranza?
«Lei ci vede differenze?».
Beh, un po’ sì.
«Buon per lei. Come è detto nell’opera verdiana, “questa o quella, per me pari sono”».
La minoranza fa accessi atti, presenta mozioni, fa opposizione…
«Ah sì? A me pare che, tolto Baschieri, con il quale peraltro ho trascorso sei anni di fattiva collaborazione, gli altri si distinguono per interventi superficiali, mezzi slogan, “edicole di Virgilio della banalità”. Accessi atti non ne vedo. Mozioni poche e inconcludenti. Addirittura, una mozione sulla sicurezza, tema che più che mai avrebbe dovuto compattare, ha visto il centrodestra diviso al voto. Se mi è permesso fare un esempio personale, da molte mie mozioni regolarmente bocciate in aula sono nati provvedimenti di giunta che li riprendevano nei contenuti, se non nelle forme. Cosa che ora non vedo. Penso all’allora deriso lazo elettronico (Bolawrap) o al Taser. O ai presidî della Polizia locale nei punti strategici della città. Qualcuno addirittura storceva il naso perché a Ferragosto di ogni anno presentavo decine di emendamenti quando gli altri erano in spiaggia. Risultato? Oggi le mie idee sono scritte nero su bianco nel Dup, il documento unico di programmazione».
Molte sue idee erano però parse delle boutade.
«Intende l’ippodromo, la ruota panoramica e il tunnel sotto il lago? Certo, tutte le idee sono criticabili e a seconda di chi giudica meravigliose o ridicole. Ma restano idee. Al momento, io di idee non ne vedo, né in maggioranza né in minoranza».
Dia loro tempo: molti sono lì solo da quattro mesi.
«Quattro mesi che sono stati sufficienti per vedere il segretario cittadino di Forza Italia che si è dimesso, e Zancuoghi, quello che doveva essere il leader dell’opposizione, da quel che leggo pare prossimo a far le valigie e rinunciare al proprio ruolo. Se dovessi rappresentare questa opposizione con un’immagine realistica, penserei a una “maionese impazzita”, che non monta. Ma che comunque non sfigura con una maggioranza compatta soltanto nel non sapere e nel non fare».
Parla della giunta o del consiglio?
«Di tutti e due, ma con un distinguo: la giunta mi riporta alla mente quella in catalessi di Nicola Sodano, ma col vantaggio di non essere litigiosa, solo perché non saprebbe nemmeno su che cosa litigare. La sua operatività presente è tagliare i nastri di opere avviate da Palazzi. Di suo non sta proponendo nulla. Quanto a Palazzi, da un certo punto di vista lo compiango: si sta muovendo in aula come se fosse ancóra lui il sindaco, e ogni suo intervento pubblico sembra orientato a rubare la scena a Murari. Ma in fondo ci vedo solo una grande amarezza interiore: forse è più duro essere un “ex” che non essere mai stato qualcuno».
Anche Murari è lì in veste di sindaco da quattro mesi, bisogna dargli tempo.
«Tutto il tempo che vuole, per carità, e con tutti gli augurî del caso. Ma se dopo quattro mesi non ha ancóra portato in consiglio le sue linee di mandato, mentre per statuto dovrebbero arrivare entro tre mesi, il segnale è chiaro. E comunque, forse ha ragione lei: quando si è a “zero”, si può solo migliorare».





























