Home Cronaca Gabbia, si annuncia una causa molto lunga e milionaria

Gabbia, si annuncia una causa molto lunga e milionaria

MANTOVA Le cose si complicano anziché appianarsi: il braccio di ferro fra il Comune e i condòmini di palazzo Cadenazzi-Acerbi per l’apertura al pubblico della Torre della Gabbia annessa allo storico immobile duecentesco prefigura una causa che potrebbe durare sino al giudizio in Cassazione, o in alternativa costare esborsi milionarî all’ente. Via Roma infatti, per rendere agibile al pubblico il manufatto, ha operato in deroga al rogito del 1987 con cui entrò in possesso della torre. E ora si vede costretto a scendere a patti con il condominio.
Il giudice Elisabetta Pagliarini, rinviando a febbraio l’udienza, ha suggerito una composizione pacifica delle due parti in causa, suggerendo al Comune di fare una proposta economica a ristoro del danno prodotto alla controparte; proposta tradottasi in una cifra risarcitoria oscillante fra i 60 e i 75mila euro da ripartire fra una quarantina di condòmini. Ciò che per taluni proprietarî è parsa una “proposta indecente”, ma utile comunque a evitare una trafila giudiziaria costosa e destinata a protrarsi per parecchî anni.
Da un lato dunque abbiamo il Comune convinto di avere agito nel pubblico interesse con opera di pubblica utilità: dare ai cittadini (mantovani e non) il più belvedere nel cuore della città storica. Dall’altra parte invece ci sono i proprietarî delle unità condominiali già scese in giudizio con voto assembleare quasi unanime. Tra questi, alcuni accetterebbero una cifra risarcitoria per il deprezzamento inevitabile del proprio immobile conseguente all’apertura al pubblico della Gabbia; ma per altri la cifra offerta dal Comune è irrisoria. Altri ancóra pongono addirittura la questione nei termini del diritto assoluto: il Comune ha creato una servitù passiva al palazzo imponendo l’accesso alla torre da una unità del palazzo acquistata allo scopo, ma forando un muro perimetrale (dunque condominiale) senza il voto unanime dell’assemblea, come richiesto per decisioni di straordinaria amministrazione. Per questi ultimi (4 proprietarî di immobili storici di grande metratura e altissimo valore storico-artistico) scatta una questione di principio: zero euro, nessuna offerta è accettabile, ma la Gabbia “non s’ha da aprire”.
Tantopiù che (dicono due di essi da noi sentiti) il detrimento del proprio immobile quotato sul mercato immobiliare svariati milioni di euro dovrebbe aggirarsi su percentuali che vanno dal 5 al 10%, e dunque cifre milionarie che il Comune comunque non sarebbe in grado di sborsare senza incorrere in ipotesi di danno erariale. E già il recupero della Gabbia ha avuto un costo pesantissimo sulle casse comunali, che si aggira (tra consolidamento, ascensore e acquisto della biglietteria) attorno ai 3 milioni.