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Bimbo fragile sottoposto a manovra di contenimento rifiuta di tornare in classe da un mese. I genitori querelano la scuola

MANTOVA – Un mese chiuso a casa per paura, perché “a scuola si è creato un clima insostenibile”, e un bambino con fragilità che frequenta la quinta elementare di un istituto di città non ne vuole sapere di tornare in classe. Una vicenda sfociata ieri in una querela sporta dai genitori del piccolo nei confronti di insegnante, dirigente e referente della scuola, ma che oltre a eventuali reati presenta aspetti molto più complessi. Il padre del bambino e la sua compagna parlano di “silenzi istituzionali, accuse incrociate e un clima che, secondo le testimonianze raccolte, starebbe preoccupando non poche famiglie”. Tutto sarebbe iniziato lo scorso 28 settembre. Secondo quanto ricostruito dai genitori del minore, assistito da specifiche tutele sanitarie e certificazioni, il bambino sarebbe stato sottoposto a una manovra di contenimento fisico improprio da parte di un’insegnante esterna al team di sostegno della classe. “Mio figlio era in classe e non voleva uscire con gli altri per la ricreazione – spiega il padre -, perché lo prendevano in giro. Questa insegnante avrebbe cercato di farlo alzare afferrandolo con un braccio. In certi momenti mio figlio non vuole essere toccato e se succede si agita. In quel caso poi il braccio di quella insegnante sarebbe scivolato attorno al collo del bambino che sentendosi soffocare glielo ha morso”. Da quel momento, la situazione sarebbe precipitata, trasformandosi in un vero e proprio caso scolastico. A pesare, secondo i famigliari, non è solo il trauma subito dal minore, ma la gestione della vicenda da parte dell’istituto. Nelle scorse settimane, infatti, avrebbero iniziato a circolare all’interno della comunità scolastica versioni differenti e contrastanti sull’accaduto, che hanno portato alla querela presentata ieri, nel quale viene avanzata l’accusa di calunnia proprio per come sarebbe stato ricostruito da taluni l’episodio dello scorso 28 settembre. Ad aumentare ulteriormente la tensione ci sarebbe stato “un prolungato vuoto nella continuità didattica – spiegano i famigliari -. Abbiamo richiesto invano per oltre due settimane i materiali scolastici e i compiti per consentire al nostro bambino di studiare da casa, ricevendo risposte ritenute evasive e addebiti ingiustificati di mancato ritiro”. Ma il caso non riguarderebbe solo la classe del piccolo. Negli ultimi tempi, le lamentele si sarebbero allargate sulle chat dei genitori con segnalazioni analoghe da altre famiglie. A monte della querela presentata ieri dal padre del bambino ci sarebbe “una chiusura totale al dialogo e un tentativo di minimizzare i fatti per tutelare il personale scolastico, anche se – fa notare il padre – l’insegnante che aveva subito il morso al braccio aveva fatto intervenire un’ambulanza a scuola quel giorno”. Per questo motivo i genitori hanno deciso di interrompere ogni trattativa con la scuola. “Siamo stanchi dei tempi lunghi proposti per un chiarimento risolutivo – spiega ancora il genitore – Per questo ho depositato una querela. Voglio che venga fatta piena luce sulle responsabilità, pretendendo che venga ristabilito il diritto a un ambiente scolastico sicuro, sereno e rispettoso delle fragilità dei minori”