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Da “Sincerità” a “Foto Mosse”, Arisa si racconta: sarà in concerto al PalaUnical il 18 dicembre

Mantova Farà tappa anche a Mantova il 18 dicembre al Teatro PalaUnical l’Arisa Live Tour 2026. Un concerto che, attraverso i brani che l’hanno resa celebre ed anche quelli della nuova produzione discografica, porterà la nota cantante genovese a raccontare con il suo stile, la sua raffinatezza e la sua capacità interpretativa un mondo nel quale le persone di varie generazioni si sentiranno più che mai protagoniste.
Una tournee che si caratterizzerà dalle atmosfere affascinanti e da una forte dose di entusiasmo con il quale si esibisce sul palco?
“L’entusiasmo nasce dal fatto che ogni sera è diversa. Le canzoni le conosci, le hai provate, ma poi incontri il pubblico e cambia qualcosa: una frase assume un significato nuovo, un ricordo torna più forte. In questo spettacolo ci sono momenti raccolti e altri in cui possiamo cantare tutti insieme. Vorrei che le persone si sentissero coinvolte, libere di emozionarsi e anche di divertirsi. Io sul palco porto quello che sono quella sera”.
Parliamo ora della tappa di Mantova; è la prima volta o ha già avuto modo di entusiasmare il pubblico virgiliano?
“Uno dei primi concerti, ai miei esordi fu proprio a Mantova e mi ricordo che ogni tanto facevo gli stacchetti della pubblicità del noto bagnoschiuma “Mantovani” per far ridere il pubblico. Stavolta porterò un concerto che racconta diverse parti di me, dagli inizi alle canzoni nuove. Mi incuriosisce sempre scoprire come verranno accolte: ci sono persone che mi seguono da “Sincerità” e altre che magari si sono avvicinate da poco. È bello ritrovarsi nella stessa sala, ciascuno con un ricordo diverso legato a una canzone”.
La preparazione di una tournee per Arisa come avviene partendo dalla scelta dei brani o dai contesti in cui andrà ad esibirsi?
“Parto da quello che sento il bisogno di raccontare. Poi scelgo le canzoni e cerco un percorso che abbia un senso anche narrativo ed emotivo. Conta molto quello che succede tra un brano e l’altro, come si passa da un’atmosfera a quella successiva. Con i musicisti lavoriamo sugli arrangiamenti e durante le prove capiamo cosa funziona davvero. Lo spazio influisce, naturalmente: un teatro ti permette certe sfumature, una piazza ti suggerisce un’energia diversa”.
Tra teatri, palasport e stadi quali dei tre contesti è quello che predilige perché il pubblico possa apprezzare al meglio il suo messaggio?
“In questo momento sento molto il teatro. Mi piace la qualità dell’ascolto che si crea, la possibilità di cantare anche piano, di lasciare respirare una parola. Avverto la presenza delle persone, persino nei silenzi. Poi amo anche l’energia dei concerti all’aperto, quando senti tante voci arrivarti insieme. Il teatro, però, mi permette di soffermarmi su alcuni dettagli dell’interpretazione a cui tengo molto”.
Arriviamo al nuovo progetto discografico “Foto Mosse”, un titolo che già prefigura una serie di sensazioni ed emozioni che riusciranno a toccare le corde del suo pubblico?
“Le foto mosse mi fanno pensare alla vita mentre accade. Provi a fermare un momento, ma intanto qualcuno si muove, ride, si gira, e l’immagine conserva qualcosa che non avevi previsto. In queste canzoni ci sono desideri, contraddizioni, tenerezza e rabbia. Scrivendo mi sono concessa di mostrare anche sentimenti che faccio più fatica a dire ad alta voce. Spero che chi ascolta possa riconoscere un pezzo della propria storia e sentirsi in compagnia”.
L’esperienza come coach a The Voice quanto le ha permesso di aumentare il suo sapere artistico? Si è trovata meglio con i senior, con i bambini?
“Mi ha insegnato ad ascoltare persone molto diverse e a cercare il modo giusto di comunicare con ciascuna. A volte un suggerimento che per te è chiarissimo deve trovare altre parole per essere utile a chi hai davanti. I bambini mi sorprendono per la libertà con cui affrontano la musica, per certe intuizioni che arrivano prima di qualsiasi ragionamento. Nei senior mi emoziona sentire come una vita intera possa entrare in una frase. Con entrambi ho imparato tanto: cambia il modo di accompagnarli, e devi essere disponibile a impararlo ogni volta”.
Come sceglie i brani che le vengono proposti, in base al testo, in base alle sonorità o altro?
“La prima cosa è che mi succeda qualcosa mentre ascolto. Può colpirmi una frase, una melodia, un’atmosfera. Poi ho bisogno di entrare nelle parole e capire se riesco ad abitarle, se posso cantarle con convinzione. Un brano può essere bellissimo e non trovare in me l’interprete giusta. Quando invece sento il desiderio di ricantarlo subito, di scoprire cosa posso restituirgli con la mia voce, allora gli dedico attenzione”.
Quanto possono contribuire ad una ulteriore crescita le collaborazioni con altri colleghi o colleghe?
“Possono aprire possibilità che da sola non avresti immaginato. Ogni artista ha un modo diverso di usare la voce, di scrivere, persino di stare in silenzio prima di un attacco. Mi piace osservare queste cose e lasciarmi sorprendere. Una collaborazione funziona quando c’è ascolto reciproco e puoi proporre qualcosa senza paura, ma anche cambiare idea. Dopo tanti anni di lavoro ho ancora voglia di provare quella sensazione: entrare in studio e scoprire qualcosa che non so fare”.