MANTOVA Tre condanne in abbreviato per complessivi 16 anni e 4 mesi di reclusione nonché un patteggiamento della pena fissato in accordo tra le parti in un anno e otto mesi. Questo quanto deciso ieri dal giudice Gilberto Casari nei confronti di quattro componenti, su cinque totali, della banda di nomadi sinti dedita a furti e truffe sgominata lo scorso agosto dai carabinieri tra Mantovano e Torinese.
Una gang di professionisti specializzata precipuamente in raid predatori e raggiri agli anziani che, tra il luglio 2023 e il maggio 2024, aveva disseminato colpi in serie in diverse province del Nord Italia: dal territorio virgiliano dove il gruppo aveva fissato la propria base operativa, all’Emilia Romagna fino al Veneto. Segnatamente erano stati infatti 13 i furti in abitazione messi a segno (di cui uno tentato) e 8 le truffe (di cui due tentate) perpetrate ai danni di cittadini perlopiù ultrasettantenni: 9 in provincia di Mantova, 5 nel Modenese, 2 nel Vicentino, 2 nel Padovano, 2 nel Veronese e uno in provincia di Rimini. In particolare l’attività investigativa condotta dai carabinieri della compagnia di Castiglione delle Stiviere, mediante classici servizi di pedinamento e osservazione, supportati da attività tecnica, sotto il coordinamento e la direzione della Procura di via Poma, aveva consentito di ricostruire il modus operandi dei malviventi i quali, mediante raggiri, consistiti perlopiù nel qualificarsi come tecnici del gas o dell’acquedotto (anche mostrando a sostegno un tesserino al collo) o come militari dell’Arma, erano riusciti ad introdursi nelle abitazioni di pensionati e una volta all’interno, simulando di dover effettuare verifiche per l’inesistente perdita di gas o la presenza nelle tubature dell’acqua di sostanze nocive, tramite diffusione nell’aria di una sostanza odorosa o l’esplosione di petardi, ingenerando così nei malcapitati di turno il pericolo per la loro salute o di una forte esplosione favorita dal materiale contenuto nell’oro e nelle banconote, facendosi consegnare o asportando, spesso dopo averli fatti riporre all’interno del frigorifero, denaro e gioielli. Ad attendere all’esterno invece, con compiti di copertura e monitoraggio della zona, era preposto un complice, unitamente al quale, dopo il colpo, gli autori si dileguavano a bordo di auto con targhe clonate e contraffatte. Il provento complessivo dei furti e delle truffe era risultato ammontare a oltre 106mila euro, tra contanti e oggetti preziosi. In particolare le indagini erano scattate proprio a seguito di un caso di truffa occorso a Castiglione delle Stiviere. Alla fine, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, erano stati cinque i soggetti tratti in manette dai militari aloisiani unitamente ai colleghi piemontesi, circa le ipotesi di furti aggravati in abitazione, truffe aggravate e falsità materiale continuata in concorso: un 51enne, un 37enne, un 35enne e due 27enni, tutti gravati da precedenti di polizia per reati contro il patrimonio.
Tre erano quindi finiti in carcere mentre gli altri due agli arresti domiciliari. A carico degli imputati avvalsisi del giudizio abbreviato il pubblico ministero Michela Gregorelli aveva avanzato richieste di pena rispettivamente di 5, 6 e 9 anni. Per loro invece, stante anche l’integrale risarcimento alle vittime del danno patito, le condanne comminate sono state pari a 4 anni e 8 mesi, 4 anni e 10 mesi e infine 6 anni e 10 mesi. Per l’ultimo accusato invece, stante la rinuncia a riti alternativi, il processo con rito ordinario avrà inizio il prossimo 25 maggio.






































