Mantova Problemi vecchî e nuovi si vanno affastellando in via Scarsellini dove la fondazione universitaria è chiamata a rispondere ad ambiziosi obiettivi per poter sopravvivere, anche attraverso il rinnovamento del proprio staff dirigenziale. Un’urgenza, questa, dettata anche dalla concomitanza del pensionamento del direttore generale Michele Minervino. Una presenza più che trentennale, la sua, che ha retto le sorti dell’ateneo virgiliano e delle sue progettualità sin da quando l’università virgiliana si poggiava sul Consorzio (Cum), e quindi sulla Fondazione (Fum) attuale.
Entro il mese l’assemblea societaria si dovrà riunire per riempire quella casella mancante, e non solo per quello. Intanto un nome sul tavolo degli enti e società che rientrano di diritto nel Consiglio d’amministrazione già c’è. È quello dell’architetto Andrea Poltronieri, che comunque entrambi i piedi nella Fum li ha già da tempo. La proposta sul suo nome, che parrebbe vantare ampia convergenza dei soci, è partita dalla Camera di commercio, e quindi da un ente di peso, dato che la Cciaa ogni anno contribuisce alla vita e allo sviluppo dell’università con circa 400mila euro, qualificandosi come secondo contribuente, dopo il Comune capoluogo, che alla Fum ne destina 640mila.
Né mancano i presupposti per una conferma ufficiale di Poltronieri a diventare segretario generale, a surroga del direttore generale accomiatato per raggiunti limiti di anzianità professionale. Il curriculum vitae del papabile segretario è di tutto rispetto, profuso in una trentina di pagine, e buona parte di esso peraltro esprime titoli e crediti acquisiti in via Scarsellini per il tramite del Politecnico milanese. Poltronieri ha svolto opera di docente nel corso di architettura, ove il Politecnico detiene la titolarità del polo territoriale virgiliano. Inoltre non si contano le relazioni a forum e convegni organizzati nell’àmbito della Fum o di altri enti e istituzioni locali e non.
Altri nodi comunque si ipotizzano all’ordine del giorno dell’assemblea settembrina. Il più consistente, come più volte lamentato dello stesso presidente Paolo Gianolio, è lo scarso appeal che l’università esercita sui comuni della nostra provincia, nessuno dei quali, al di fuori del capoluogo, contribuisce in minima parte per fare crescere l’ateneo. Come dire che i mantovani per primi non credono nell’opportunità dell’università come fucina formativa e investimento sul futuro giovanile.
Al di fuori di Comune, Cciaa e Confindustria, ha aderito al cartello con una quota minima anche il Gruppo Tea. Da oltre un decennio, la stessa Provincia, che rimane in Cda come socia di diritto, ha azzerato il budget per via Scarsellini. E oltre al problema economico, a garantire il futuro dell’ateneo si intrecciano le non risolte questioni dell’ampliamento dell’offerta formativa (stenta, a quanto pare, a subentrare anche un corso di laurea in scienze umanistiche); a seguire, quella di uno sposalizio con atenei già riconosciuti a livello ministeriale al fine di potere accedere a finanziamenti statali e comunitarî; e non da ultimo, il grande problema delle iscrizioni, che a oggi permangono sotto quota 2mila di qualche centinaio di unità.
Da anni i candidati sindaci Mattia Palazzi e Andrea Murari hanno posto come break even point quota 5mila. Ma al momento, senza investimenti dei mantovani stessi, si parla solo di un miraggio illusorio.
































