MANTOVA In che modo il videogioco può essere utilizzato per fare filosofia? Stefano Gualeni conversando assieme a Nicolò Porcelluzzi, ha provato rispondere a questa domanda in occasione dell’evento che lo ha visto protagonista al Seminario Vescovile. Dal suo punto di vista, concretizzando un paragone con la letteratura, può esserci l’aspetto ludico, cibarsi delle parole all’interno dei libri oppure prendere consapevolezza rispetto a diversi avvenimenti.
Qualcosa di simile è possibile anche con il gioco ed i Game studies (studio accademico del gioco) stanno volgendo le proprie ricerche in tal senso. Ciò riguarda ampie aree che vanno dallo strumento in sé fino al ruolo del giocatore.
Un esempio ne sono quelli educativi, quelli che ripercorrono i fasti e la caduta dell’antica Roma. Andando oltre, è possibile trovarsi di fronte videogames che implicitamente presentano un ruolo nozionistico. Lo scopo è cercare di centrare obiettivi arbitrari. È stato menzionato in tal senso SuperMario. Qui vengono ripresi alcuni schemi culturali che si ripercorrono da secoli. Il personaggio principale è un idraulico che si innamora di una principessa. Quando quest’ultima viene rapita, il player inizia ad avere un ruolo principale. Una volta subito il torto, ci sono ostacoli da superare e sfide da vincere per riportare la situazione in equilibrio. Questa dinamica è a sua volta riscontrabile nella quotidianità nonché nei miti, emblema dell’importanza di raggiungere un fine ultimo ottenuto grazie a gesti eroici. In sostanza, ciò di cui ci circondiamo, definisce i comportamenti sociali. Tuttavia, nel suo ultimo libro “Il videogioco del mondo.
Istruzioni per l’uso” Timeo, 2024, ha citato alcuni modelli che sovvertono questa tendenza e portano a galla criticità e ribaltano il punto di vista. Sono esperimenti atti a smontare la forma mentis che caratterizza soprattutto la società occidentale.
È quindi un diverso approccio diverso a questo medium, in quanto può essere un mezzo per diffondere un’ideologia e non è una tecnologia scevra da rischi. Il filosofo si è anche soffermato sulla correlazione tra eventi violenti, specie negli Stati Uniti qualora si verifichino sparatorie, ed il videogame apprezzato dall’eventuale killer. Questa visione rifugge l’eventualità che estraniarsi e diventare per qualche tempo qualcosa diverso dal sé possa avere anche risvolti positivi.









































