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Coltivazione pere, Coldiretti: resa e qualità ok, costi di produzione in aumento, mercato prudente

MANTOVA – Più luci che ombre per la campagna 2026 della pera mantovana, che nonostante eccessi di calore e siccità ha vissuto dal punto di vista delle rese in campo e degli aspetti qualitativi la migliore stagione degli ultimi anni. A pesare, semmai, sono i risvolti commerciali, con un mercato in questa fase decisamente prudente. Il bilancio, conferma Coldiretti Mantova, sembra sorridere, anche se all’orizzonte rimangono alcune incognite: i problemi di manodopera, le difficoltà legate al ricambio generazionale, che nel segmento produttivo dell’ortofrutta sono ancora più acute, i cambiamenti climatici che mettono sotto stress gli alberi da frutto fra tropicalizzazione delle temperature ed eventi calamitosi.
Pier Paolo Morselli, agronomo, produttore di Coldiretti a Ostiglia e presidente della cooperativa ortofrutticola Corma di San Giovanni del Dosso, annovera l’annata 2026 “fra le migliori in assoluto per quantità e qualità, grazie anche ad una minore presenza di cimice asiatica, che nelle ultime stagioni ha invece causato parecchi problemi, e con un quadro complessivo decisamente più favorevole sul piano fitosanitario”.
Resta il nodo dei costi di produzione, aumentati a causa dei prezzi elevati del gasolio agricolo utilizzato per l’irrigazione dei frutteti per rispondere all’assenza prolungata di precipitazioni. “In termini varietali – specifica Morselli – Abate e William sono risultate le più resilienti alle anomalie del clima”.
Più controverso il quadro di mercato, dove sembra regnare una certa calma nella domanda. “I prezzi all’ingrosso si aggirano intorno a 1 euro al chilogrammo, che cresce nei vari passaggi della catena di approvvigionamento per arrivare a 2,50-3 euro al chilogrammo – prosegue Morselli -. Bisognerebbe cercare di ridimensionare il percorso lungo la filiera, perché sicuramente nella composizione del prezzo l’aumento dei costi di trasporto, della logistica, dell’energia e le spese della struttura indubbiamente incidono. Allo stesso tempo, è comprensibile che proporre le pere a cifre triplicate rispetto ai listini all’ingrosso può frenare i consumi, in una fase in cui si deve fare i conti con la concorrenza della frutta estera, la diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie e il cambio strutturale dei consumi”.
Minori soddisfazioni, al momento, per la produzione di mele. “La produzione è mediamente buona, per ora, ma con temperature spesso sopra i 35 gradi nel corso dell’estate le varietà Gala in pianura e le Fuji hanno sofferto una sovra maturazione, che ha inciso anche a livello cosmetico, lasciando pertanto la buccia più pallida e meno colorata – racconta Morselli -. Un difetto che, purtroppo, non invita i consumatori ad acquistarla”. È andata meglio per le varietà Golden e Granny Smith, che hanno reagito meglio al meteo fuori controllo. In raccolta, adesso, c’è la Pink lady. Resta il nodo dell’abbondanza di offerta, che deprime le mercuriali.