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Calcio Promozione Crer – Suzzara sogna dopo la quarta vittoria di fila. Bertolani: “Ora siamo una squadra vera”

Michele Bertolani in azione

Suzzara E’ arrivata la quarta vittoria consecutiva per il Suzzara, che sabato ha battuto in rimonta (2-1) la Langhiranese e si è arrampicato al quarto posto in classifica, a -4 dalla vetta. Le vittorie di fila, per la verità, sarebbero cinque, ma la svista di Montecchio, e il conseguente ko a tavolino, sono ormai acqua passata. Le zebre hanno reagito alla grande e ora si preparano ad affrontare il Gotico Garibaldina, primo della classe ancora imbattuto, domenica a Piacenza (torna l’ora solare, si comincia alle 14.30). Un vero e proprio esame di maturità per la truppa guidata da mister Goldoni. Di questo e tanto altro parliamo con Michele Bertolani, portiere, capitano e leader della squadra che sta facendo sognare il popolo bianconero.

Sabato, contro la Langhiranese, è arrivata una grande vittoria in rimonta. Raccontacela…
«Abbiamo preparato questa partita come un test vero e proprio, perché venivamo da una striscia positiva, ma per la prima volta affrontavamo una squadra sopra di noi in classifica. Nel primo tempo siamo stati un po’ intimoriti dai loro attacchi e dalle loro iniziative, però poi nel secondo abbiamo dimostrato di essere squadra fino in fondo. Abbiamo reagito al momento di difficoltà da grande squadra, è stata una grande risposta da parte nostra».

Siete arrivati a quattro vittorie consecutive. E sarebbero cinque…
«La batosta di Montecchio ci ha fatto anche bene sotto un certo punto di vista, nel senso che dopo quella situazione ci siamo guardati e abbiamo detto: ora non abbiamo più margine di errore, ci siamo giocati tutto nelle prime due giornate. Dobbiamo unirci ancora di più ed essere un gruppo vero».
E lì c’è stata la svolta…
«Ognuno di noi si è messo a disposizione del gruppo, nonostante siamo tutti giocatori abituati ad essere protagonisti nelle proprie squadre. Ci siamo rimboccati le maniche. Questa cosa è molto importante, anzi fondamentale per un gruppo di ragazzi che gioca insieme per la prima volta. In pochi ci conoscevamo prima del raduno, la maggior parte dei giocatori erano nuovi nell’ambiente e non avevano mai giocato assieme, quindi non era scontato fare cosi bene. Ci abbiamo messo un paio di partite a carburare, ma ora siamo sulla strada giusta».

Domenica affronterete un’altra sfida complicata contro il Gotico Garibaldina…
«Anche questa partita arriva nel momento giusto. In quella contro la Langhiranese avevamo bisogno di confrontarci con una big del nostro girone. Questa col Gotico arriva quando abbiamo raggiunto forse le nostre prime consapevolezze. Abbiamo una voglia matta di giocare, di provare a togliere loro l’imbattibilità e fare il colpaccio per dire ufficialmente che ci siamo anche noi».

Dopo diversi anni il Suzzara è tornato nel comitato emiliano, un campionato nuovo anche per te..
«Credo che la prima grande differenza sia la mancanza di quote, perché in Lombardia con l’obbligo dei giovani ogni tanto capita di avere in campo qualche giocatore un po’ inesperto. Il valore tecnico è alto, soprattutto nelle prime posizioni di classifica, mi sembra appunto che i giocatori abbiano grande consapevolezza, grande esperienza e anni di carriera alle spalle, e questo si vede nella gestione delle partite. In Lombardia c’è un livello tecnico molto elevato, ma anche il girone emiliano sotto questo punto di vista non scherza».
Questa è la tua seconda stagione a Suzzara e ti è stata affidata la fascia da capitano. Più grande l’orgoglio o la responsabilità?
«Indossare la fascia è un grandissimo orgoglio. Suzzara è diventata subito casa, già dopo i primi mesi della passata stagione. Devo ringraziare i compagni dell’anno scorso, che mi hanno trasmesso cosa vuol dire giocare a Suzzara e quanto pesa questa maglia, la storia che c’è dietro. Siamo rimasti in pochi della vecchia guardia e il mio dovere è trasmettere ai ragazzi nuovi gli stessi valori. E per il resto dare il massimo ogni domenica».

Voglio chiudere con una curiosità sul tuo ruolo: perchè hai scelto di fare il portiere e come vivi i momenti particolarmente concitati di una partita da ultimo baluardo della squadra?
«Il mio è un ruolo di grande responsabilità. Ma anche una sorta di conversazione con me stesso per 90 minuti perché, solo tra i pali, vivi una partita a parte. Serve una grande forza mentale, devi essere sempre preparato al peggio, non puoi mai uscire un attimo dalla partita con la testa. Questa credo sia la cosa fondamentale. Il ruolo l’ho scelto perché richiede grande responsabilità e questo mi è sempre piaciuto; è un ruolo istintivo, che necessità di un po’ di follia e la voglia di essere protagonisti quando serve. Credo che essere l’ultimo baluardo sia molto importante e ti possa dare la soddisfazione di tenere a galla la squadra quando c’è bisogno, ti senti essenziale per il gruppo quando serve. Questa è la ragione che mi ha sempre portato ad apprezzare il ruolo del portiere».
Nicolò Maiocchi