MANTOVA Ha fatto la storia dell’Entella, portandola per la prima volta in Serie B proprio nell’anno del centenario. Correva il 2014. Due stagioni dopo, ha firmato una delle poche imprese felici del Mantova in quegli anni tormentati: la salvezza in C ai play out, contro il Cuneo. Lui è Luca Prina, allenatore navigato ora alla guida della “sua” Biellese in Serie D in un ruolo ampio che lo vede responsabile anche del settore giovanile («è un’esperienza gratificante, ci stiamo prendendo belle soddisfazioni»). Prina è l’interlocutore perfetto per presentare Mantova-Entella, vero e proprio spareggio salvezza che andrà in scena lunedì al Martelli.
Prima di entrare nel vivo le chiediamo un parere, da uomo di calcio, sull’argomento del giorno: l’Italia esclusa dai Mondiali per la terza volta…
«Sono più triste che deluso. Perchè non stiamo dando abbastanza ai ragazzi che giocano a calcio. Abbiamo allenatori competenti, ma non basta. Per una formazione completa, l’allenatore dev’essere anche istruttore ed educatore. Invece vedo che troppa gente “usa” i vivai per i propri interessi».
Meglio tornare al nostro “orticello”: Mantova-Entella…
«Due società che ammiro e che seguo con affetto, non solo perchè fanno parte del mio passato. Non dispongono di budget faraonici, ma hanno idee chiare e programmazione seria».
Si aspettava un Mantova così in difficoltà?
«Il Mantova ha fatto un percorso incredibile in questi anni, con un allenatore (Possanzini) che gli ha dato una forte identità. Quest’anno qualcosa non ha funzionato, ma i biancorossi sono stati bravi a rialzarsi. Merito anche di Modesto, che ha dato la sua impronta».
C’è un giocatore dell’Acm che vorrebbe allenare?
«No, perchè credo che molti giocatori del Mantova vengano valorizzati proprio dall’ambiente e dal contesto in cui si trovano. Mantova vive il calcio con passione ed entusiasmo. Questo crea la mentalità giusta e può fare la differenza. A maggior ragione quando non puoi contare su una forza economica clamorosa e le differenze con le altre squadre sono minime».
Quindi giocare al Martelli lunedì sarà un vantaggio per i biancorossi?
«Deve esserlo. Il pubblico di Mantova è pienamente consapevole dell’importanza che riveste. E sa come far valere il suo peso».
Diceva della sua ammirazione per l’Entella…
«Sì. È guidata da una proprietà credibile. Si è affidata a giocatori in gran parte provenienti dalla C, dunque con costi minori ma con grandi motivazioni. Idem l’allenatore. È una strategia intelligente, sensata per competere con le grandi piazze in un campionato difficilissimo come la Serie B. Rispetto al Mantova, non ha un pubblico numeroso. Ma le altre componenti viaggiano all’unisono».
Se si volta indietro, qual è la prima cosa che vede del suo periodo alla Virtus?
«La promozione in Serie B. Lo considero il vertice della mia carriera».
E del Mantova?
«Il pubblico. Ne sono rimasto impressionato. Ricordo che perdemmo le prime tre gare, però la gente capiva che stava nascendo qualcosa di buono. Ci sostenne e ci salvammo».
L’anno dopo non andò altrettanto bene e venne esonerato a metà stagione…
«Il clima societario si era fatto velenoso, ero rimasto un uomo solo che nulla aveva da spartire con i nuovi proprietari».
Peccato perchè il suo sogno era ripetere a Mantova quel che le era riuscito con l’Entella…
«Confermo. E il potenziale era enorme».
Chi vince lunedì?
«Conterà molto l’aspetto emotivo. Come dicevo, il fattore campo deve tramutarsi in un vantaggio per il Mantova».
L’Acm si salverà?
«Credo che nè i biancorossi nè la Virtus finiranno nelle ultime tre. Mal che vada faranno i play out. È già qualcosa».









































