MANTOVA Tesserato nell’ultimo giorno di mercato, è stato l’ultimo ad aggregarsi al gruppo di Modesto. Parliamo del difensore centrale Tommaso Del Lungo, classe 2003, vecchia (si fa per dire) conoscenza del mister ai tempi dell’Atalanta U23. «Mantova la mia grande occasione? Direi grandissima – dice – . Nella scorsa stagione all’Entella sono stato fermo quasi cinque mesi e ora mi ritrovo qui, in una grande piazza e in una società ambiziosa». A rovinargli la scorsa annata fu un infortunio alla caviglia rimediato in allenamento («pensavo non fosse nulla di grave e invece…»), ma ora dice di stare benissimo. Modesto non ci ha pensato molto prima di buttarlo nella mischia: titolare a Palermo in Coppa Italia, pochi giorni dopo il suo arrivo: «Un esordio “impattante” – lo definisce – . Ero teso perché non conoscevo nessuno. Fortunatamente conoscevo il gioco del mister e ho cercato di dare quello che potevo. A Palermo mi ha aiutato».
Modesto, appunto. «Mi chiedete tre sue qualità? Ambizioso. Esigente. E umanamente generoso. Non dimentico quanto mi sia stato vicino in un momento particolare della mia vita. Ho ritrovato la stessa persona di Bergamo, mentre sul campo l’ho visto “migliorato”: la crescita che chiede ai suoi giocatori, la chiede anche a se stesso».
Il fiorentino Del Lungo aveva iniziato nelle giovanili della Viola. «Nasco attaccante – racconta – , poi mi hanno arretrato… ed è andata bene. Ma con la Fiorentina è finita presto. Sono approdato in Serie D a 16 anni, nel Grassina: quell’esperienza mi ha fatto capire che devi crescere in fretta se vuoi fare calcio ad alti livelli. Poi mi ha preso l’Atalanta. Mi sono diviso tra l’U23 di Modesto e la prima squadra di Gasperini. Quante analogie tra i due! Nel passare dall’una all’altra squadra, non avvertivo grosse differenze nei concetti e nei meccanismi. Con l’Atalanta ho fatto qualche panchina in Serie A, ma soprattutto ho debuttato in Europa League (nel 2023, addirittura titolare contro i polacchi del Rakow, ndr). Un’esperienza fantastica, che ricorderò per sempre».
Toccante la spiegazione sulla scelta del numero di maglia, il 58: «È l’età che avrebbe oggi mia mamma, che purtroppo è venuta a mancare. Per questa ragione l’anno scorso indossavo il 57, l’anno prossimo indosserò il 59… e così via».
Tommaso sta conoscendo il Mantova. Da quel che ha visto in un mese, è rimasto affascinato: «La tifoseria è caldissima, ti fa sentire un vero calciatore. Tra i compagni di squadra ho trovato ragazzi bravissimi, quasi tutti miei coetanei o giù di lì. La concorrenza è agguerrita? Vero. Ma sono tranquillo e so che lavorando avrò le mie occasioni». Più complicato capire dove potrà arrivare il Mantova: «Me lo chiedo anch’io – ammette – . Penso che possa disputare una grande annata. Le basi ci sono».





























