VIADANA Tira una brutta aria sul rugby italiano. Il passo indietro di Colorno ha colto tutti di sorpresa, ma non è stato, come si dice, un fulmine a ciel sereno: già Noceto e Verona avevano preso la stessa strada. E ancora prima il glorioso Calvisano. Le condizioni generali spingono il presidente di Rugby Viadana e della Lega Italiana Rugby, Giulio Arletti, a tuonare senza mezze misure. Come d’abitudine, non le manda a dire a nessuno. «Colorno e Verona sono due discorsi diversi – esordisce Arletti – sono arrivati allo stesso punto percorrendo strade differenti. La società scaligera ha iniziato con entusiasmo, costruendosi uno stadio di proprietà, mentre Colorno paga scelte gestionali probabilmente errate. Oggi i presidenti non possono nemmeno dire che facciano beneficenza, né che ci siano profitti: nella maggior parte dei casi si buttano soldi senza ricevere supporto dal territorio, mentre le critiche arrivano sempre puntuali e abbondanti». Il patron dei gialloneri non risparmia critiche al sistema federale: «Lo slancio iniziale dopo l’ingresso al Six Nations si è perso – sbotta -. I club crescono i propri giovani, che se dimostrano talento vengono subito presi dalle Accademie Federali senza possibilità di tornare al club di partenza. Parliamo di senso di appartenenza e attaccamento alla maglia, ma resta solo retorica». «La Lega Italiana Rugby perde senso – continua Arletti – perché chi dovrebbe tutelarla naviga contro e ne approfitta se è disunita. Se Viadana richiede un giovane di interesse nazionale temporaneamente fuori dalle franchigie URC, riceve un “picche” dalla FIR. E non mi riferisco al presidente Duodo, ma al sistema Ascione, che dirige l’area tecnica dell’alto livello da decenni».
Arletti punta il dito anche contro squadre pubbliche e privilegi: «I miei oppositori più tenaci in Lega sono le Fiamme Oro: è ingiusto che una squadra pubblica sostenuta dai contribuenti giochi in un campionato dove il rischio è tutto del privato. Poi c’è Mogliano, che beneficia dell’essere all’ombra di Treviso, situazione impossibile da replicare per noi con le Zebre a causa dei veti dello stesso Ascione». Sul futuro, il presidente dei rivieraschi non è ottimista: «Se si continua così, Viadana e Piacenza potrebbero essere i prossimi Colorno, Calvisano e Verona. Conta poco la storia dei club: bisogna guardare all’oggi e porre rimedio a vent’anni di poca attenzione nella gestione dei talenti italiani. Si fanno figli e figliastri: Valorugby, Fiamme Oro e Mogliano non partono alla pari con gli altri. Il paradosso è che queste squadre offrono qualche soldo in più ai giovani più interessanti, mentre chi li ha cresciuti resta con un palmo di naso, e poi criticano Viadana per gli argentini. Non pretendo più soldi, ma non voglio nemmeno che ci mettano i bastoni tra le ruote senza rispetto per gli sforzi fatti». «Da un anno e mezzo – conclude Arletti – chiediamo meritocrazia e un tavolo per discutere la gestione dei giocatori a metà tra club di A Elite e URC. All’inizio Treviso aveva dato disponibilità, poi non se ne è fatto più nulla».







































