Un infarto intercettato in tempo grazie a un elettrocardiogramma eseguito in farmacia: è accaduto nei giorni scorsi a Pietole, nella farmacia comunale Andes, e l’episodio ha riportato al centro del dibattito il ruolo delle farmacie come presidi di salute sul territorio. Sempre più spesso, infatti, i cittadini si rivolgono al proprio farmacista non solo per i farmaci, ma anche per servizi di monitoraggio, telemedicina, vaccinazioni e attività di prevenzione. Ne parliamo con Marco Cavarocchi, presidente di Federfarma Mantova, per capire come si stia evolvendo la sanità di prossimità e quali siano le prospettive future.
Presidente, l’episodio accaduto alla farmacia comunale di Pietole dimostra come la farmacia possa diventare presidio di salute sul territorio. Qual è oggi, secondo lei, il ruolo delle farmacie nella sanità di prossimità?
«Il ruolo è proprio quello di primo punto sanitario sul territorio. Le farmacie sono talmente dislocate che spesso, nei paesi dove non ci sono strutture sanitarie e a volte nemmeno i medici, ci siamo noi. Siamo aperti otto ore al giorno per sei giorni alla settimana e possiamo offrire servizi che aiutano il cittadino a proteggersi. Penso alla telemedicina: elettrocardiogramma, Holter cardiaco, Holter pressorio. Ma anche alle vaccinazioni: dall’anti-Covid, all’antinfluenzale, all’antipneumococcica, fino a quelle che arriveranno nei prossimi mesi come l’anti-papilloma virus e la trivalente».
Quindi una gamma ampia di servizi oltre al farmaco…
«Oltre al “core business” che è il farmaco, eroghiamo una miriade di servizi. Dalla scelta e revoca del medico, alle prenotazioni di visite specialistiche, fino alla telemedicina. E qui occorre fare una distinzione: si può accedere in via privatistica, chiedendo un elettrocardiogramma a pagamento, oppure, se si è cardiopatici e con esenzione, ci si fa fare la ricetta dal proprio medico e la prestazione diventa convenzionata, esattamente come in ospedale».
Federfarma Mantova sostiene da tempo la necessità di ampliare i servizi. Negli anni quali passi concreti sono stati fatti?
«Il percorso si è accelerato durante il Covid, quando le farmacie hanno supplito alle mancanze della struttura sanitaria. Da lì ci hanno consentito di fare le vaccinazioni, prima impensabili. Abbiamo fatto corsi specifici e questo ha aperto un nuovo capitolo. alivello territoriale i servizi continuavano a diminuire e anche gli ambulatori medici calavano. Le farmacie si sono rese disponibili per supportare i cittadini, soprattutto nei paesi lontani dagli ospedali».
Quanto è importante la collaborazione con medici di base e specialisti?
«Fondamentale. Faccio un esempio: abbiamo avviato con il dottor Massimo Franchini, primario del Centro trasfusionale, una sperimentazione sul TAO (Terapia Anticoagulante Orale), la coagulazione del sangue. Invece di recarsi in ospedale, i pazienti possono fare il controllo in dieci farmacie della provincia. Con una semplice “striscia” otteniamo i dati, li inviamo al Centro che stabilisce la terapia. È un servizio gratuito che evita viaggi inutili. Al momento coinvolge una decina di farmacie, ma puntiamo ad allargarlo. Siamo l’unica provincia a portare avanti questo modello».
E a livello di telemedicina quanti punti sono già attivi?
«Nella provincia di Mantova ci sono 145 farmacie. Di queste, 60-70 offrono oggi servizi di telemedicina. Per le vaccinazioni i numeri sono simili. Alcune farmacie non hanno ancora spazi adeguati, ma il nostro obiettivo è arrivare a una diffusione capillare».
Quali tecnologie possono rivoluzionare i prossimi anni?
«Sicuramente il teleconsulto. Significa che il paziente entra in farmacia, e supportato dal farmacista si collega con il medico specialista. Si possono risolvere dubbi su terapie o chiarire prescrizioni senza spostarsi. È una soluzione che abbatte non solo le distanze ma anche i costi sociali: quando un figlio deve prendere un giorno di ferie per accompagnare il padre a una visita, quello è un costo che nessuno calcola. Con il teleconsulto si evitano disagi e si mantiene il rapporto di fiducia che lega cittadini e farmacisti».
Molti pazienti, soprattutto anziani, si affidano al farmacista…
«È vero. Ci chiedono consigli, trovano risposte professionali e spesso ci ringraziano. Io stesso vaccino persone di 96 o 97 anni: per loro poter ricevere la prestazione sotto casa è un sollievo. Questo dimostra che la farmacia è un presidio di salute e prevenzione. La fiducia è la base del nostro lavoro».
Che differenza c’è tra telemedicina e teleconsulto?
«La telemedicina è ciò che già offriamo: ECG, Holter, spirometrie. I tracciati vengono inviati agli Ospedali Civili di Brescia, refertati dai cardiologi e tornano in farmacia con la diagnosi. Questo salva vite, come a Pietole, dove un infarto è stato intercettato in tempo. Il teleconsulto è invece il futuro: un sistema che consente al cittadino di collegarsi, con l’aiuto del farmacista, direttamente con lo specialista. Non sostituisce il medico, ma lo integra e alleggerisce la macchina sanitaria».
Le prossime battaglie di Federfarma Mantova?
«Stiamo lavorando su più fronti. Uno riguarda la prevenzione oncologica: in collaborazione con l’oncologia di Mantova e con l’Ordine dei medici stiamo raccogliendo questionari in tutte le 145 farmacie della provincia. I dati, incrociati dall’oncologia, permettono di individuare soggetti a rischio in base alla familiarità. È una forma di prevenzione innovativa che consente di prendere in carico i pazienti prima che la malattia si manifesti. Solo Mantova, al momento, la sta attuando. Poi ci sono i vaccini: l’esperienza positiva sull’antipneumococcico, partita proprio qui, è stata estesa alla Regione».
Un’ultima battuta sui vaccini: quali consiglia agli over 65?
«Certamente antipneumococcico e anti-zoster, contro il fuoco di Sant’Antonio, oltre al vaccino antinfluenzale da ottobre. Naturalmente sempre previo consulto con il proprio medico di base, con cui il rapporto resta fondamentale».

































