MANTOVA – C’è stata una sorta di scontro tra consulenti ieri in aula, dove la peculiarità sta nel fatto che questa divergenza di vedute riguardava i consulenti della difesa di un 45enne di Mantova a processo per violenza sessuale nei confronti della figlia, che all’epoca dei fatti non era ancora in età scolare. Queste contraddizioni tra consulenti della stesa parte riguardano delle relazioni tecniche su questa vicenda venuta alla luce nel periodo del lockdown per il Covid. La madre della piccola, che si stava separando dal marito, aveva notato delle ferite, in particolare dei piccoli tagli, mentre faceva il bagno alla bambina, la quale in seguito aveva detto che era stato suo padre a farle male. Ne era seguita una visita al pronto soccorso pediatrico e la denuncia del 45enne per una presunta violenza sessuale su minore, Ieri durante l’udienza a porte chiuse, sono stati sentiti il consulente della parte civile, rappresentata dall’avvocato Andrea Pongiluppi, e quelli della difesa. Uno di questi ultimi ha concluso che i segnali di traumi nella piccola non sarebbero indicativi sul fatto che ci siano stati o no degli abusi, mentre il suo collega di parte ha detto che il vissuto emotivo della bimba sarebbe compatibile con l’eventualità di avere subito degli abusi. Dal canto suo il perito di parte civile ha rimarcato che la bambina non avrebbe subito pressioni dalla madre nel suo racconto dei fatti in seduta protetta. L’udienza è stata aggiornata a fine settembre quando inizierà la discussione del processo.































