MANTOVA – Le ondate di calore che stanno colpendo il territorio stanno mettendo a dura prova la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori. Negli ambienti di produzione, spesso non più adeguati alla crisi climatica, le temperature estreme hanno causato nelle ultime due settimane numerosi malori, soprattutto nelle ore pomeridiane, costringendo diversi dipendenti ad abbandonare il posto di lavoro o a ricorrere al trasporto in ambulanza verso il pronto soccorso.
A lanciare il duro atto di accusa è la Fiom-Cgil, che denuncia le oggettive difficoltà nel far adottare alle imprese soluzioni strutturali di medio e lungo periodo. Sotto la lente del sindacato finisce l’atteggiamento dei datori di lavoro: «Tra le aziende con cui abbiamo relazioni sindacali continue, troppo spesso ci sentiamo dare come risposta: “È estate… d’estate fa caldo”, repliche degne dei migliori negazionisti del cambiamento climatico».
Secondo la sigla dei metalmeccanici, la totalità delle aziende si rifiuta di attivare la Cassa Integrazione Guadagni per ondate di calore, strumento invece previsto dalla normativa vigente proprio per evitare l’esposizione dei lavoratori a rischi gravi. Al contrario, il sindacato denuncia pressioni sui dipendenti colpiti da stress termico affinché coprano le assenze con ferie, permessi o giorni di malattia, ricevendo l’indicazione di non recarsi al pronto soccorso per evitare l’apertura della pratica di infortunio.
A questo proposito, la Fiom-Cgil richiama con forza le linee guida dello P.S.A.L. (Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro): il colpo di calore avvenuto in azienda a causa delle condizioni di disagio termico deve essere considerato a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro.
L’organizzazione sindacale lancia quindi un appello pubblico e invita tutte le lavoratrici e i lavoratori a segnalare i contesti aziendali a estremo rischio, in particolare dove non è presente una rappresentanza sindacale. La Fiom esorta inoltre chiunque accusi un malore legato al caldo a recarsi immediatamente al pronto soccorso e a specificare ai sanitari che il malessere è insorto durante l’attività lavorativa, esigendo il relativo certificato di infortunio. «Auspichiamo che i datori di lavoro evitino di privilegiare gli interessi produttivi e di anteporli alla salute dei lavoratori», conclude la nota.






























