Home Cronaca Genitori e lavoro: la fotografia di un divario che resiste

Genitori e lavoro: la fotografia di un divario che resiste

MANTOVA  Tante madri sono penalizzate dopo la nascita di un figlio e perdono il lavoro. L’amara realtà è testimoniata dai dati statistici forniti dal consigliere di Parità della Provincia di Mantova Beatrice Biancardi.
L’analisi delle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri nel 2025 è stato illustrato ieri alla Cervetta. Alla conferenza stampa è intervenuta anche la direttrice dell’Ispettorato del Lavoro di Mantova e Cremona Annamaria Melissari.
L’anno scorso in Italia hanno interrotto il contratto di lavoro quasi 60mila genitori, il 68 per cento madri. Le donne si sono dimesse prevalentemente per le difficoltà connesse alla carenza dei servizi di supporto al bambino, per l’assenza di parenti o per il mancato accoglimento al nido. In molti casi le dimissioni sono arrivate perché è stato negato il part-time. Quando a dimettersi sono i padri lo fanno prevalentemente perché cambiano lavoro e azienda.
La Lombardia ha fatto registrare più di 13mila convalide ed è al top tra le Regioni italiane. A Mantova sono state 454 (324 le madri e 130 i padri), in linea con il trend regionale nazionale e regionale.
«L’analisi è molto significativa – ha osservato Biancardi -. Il peso della genitorialità ricade in gran parte sulle donne e colpisce in un momento importante della carriera lavorativa».
«La legge protegge le dimissioni presentate dall’inizio della gravidanza fino al compimento del terzo anno di età del bambino con l’obbligo di convalida – ha precisato Melissari -. Le dimissioni o la risoluzione consensuale non sono valide se non vengono prima convalidate da un ufficio del lavoro».
Il sito dell’Ispettorato del Lavoro fornisce tutte le informazioni che i neogenitori devono sapere. È strutturato in più lingue per dare la possibilità a tutti di consultarlo. «Le donne sono penalizzate – ha concluso Melissari – anche se la mentalità sta cambiando. Ma la strada per raggiungere la parità è ancora lunga».