Cadè (Roncoferraro) Spaventato e mortificato, è stato colto dall’ansia e una volta giunto nel centro commerciale “La Favorita” – dove peraltro era diretto – si è dovuto sedere per qualche minuto. Alla fine il 90enne di Villimpenta se l’è cavata con 60 euro, ma resta l’umiliazione per la truffa subita dal malfattore di turno.
Quando ci racconta l’accaduto – già denunciato alle forze dell’ordine – la voce torna tremante. «Non mi era mai successa una cosa del genere, sapevo di non aver fatto nulla ma la pressione di quell’uomo è stata talmente assillante che gli ho dato tutto quello che avevo nel portafogli». L’episodio è avvenuto a Cadè di Roncoferraro, lungo la strada che conduce a Villanova de Bellis. Raggiunto l’incrocio della frazione, il pensionato svolta a sinistra ma dopo aver percorso una trentina di metri sente un botto fortissimo. A scopo precauzionale decide così di accostare nel primo spiazzo sicuro. Un rapido controllo alla propria vettura, che quando è pronto per rimettersi al volante gli si affianca una Golf scura. «Ho abbassato il finestrino e quel tizio mi ha detto di scendere perché l’avevo urtato». In realtà si è poi scoperto che l’auto del malvivente era ferma dall’altra parte della carreggiata, nel piazzalino accanto alla chiesa, probabilmente in attesa cogliere il momento propizio per entrare in azione.
«Era un nordafricano, credo un marocchino, sulla quarantina – afferma il pensionato -. Gli ho spiegato di non aver fatto nulla ma insisteva col dire che gli avevo colpito il paraurti posteriore. Si vedeva che era ammaccato, ma chissà da quanto tempo. Era persino attaccato con del filo di ferro e del mastice». Lo straniero si fa minaccioso: «Qui c’è un danno di 300 euro, devi darmeli». Al che il 90enne ha risposto di avere con sé non più di 60 euro, ma che comunque non vedeva il motivo per darglieli.
L’insistenza del malvivente, abile a farsi credere “clemente” nel non voler “mettere in mezzo” assicurazione o polizia, alla fine ha fatto desistere l’anziano, che solo dopo qualche minuto ha realizzato di essere finito nella trappola. «Avrei dovuto chiamarla io la polizia – ammette – ma era come se fossi soggiogato. Non so cos’altro dire».



























