MANTOVA Se la posizione mantovana, la 62ª nel paniere delle 106 province italiane, consente di registrarla come un territorio piuttosto tranquillo con 3.050 denunce ogni 100mila abitanti, a farla balzare all’attenzione della cronaca è stato il dato sulla criminalità minorile che porta a Mantova e al suo territorio una medaglia di bronzo poco gradita. Sono ben 420 i minori di 18 anni segnalati nel corso dell’anno precedente alla procura per reati collegati al codice penale e facilmente identificabili negli atti di vandalismo, nelle risse, negli episodi di spaccio, negli atti predatori e nelle lesioni colpose.
Sono tutti reati minori che vanno a popolare il fenomeno della microcriminalità che però è considerata dai cittadini forse più fastidiosa della macrocriminalità dato che accresce la percezione di insicurezza per l’alta e costante frequenza dei crimini.
«Spiace constatare che Mantova sia salita sino al podio per i reati minorili – constatano il capogruppo di Forza Italia in Comune Pier Luigi Baschieri, assieme a Maria Elena Invernizzi, responsabile regionale di Azzurro donna –. È da tempo che segnaliamo anche nel capoluogo i continui episodi di illegalità diffusa e un disagio difficilmente contenibile dovuto da una scarsa integrazione tra immigrati di seconda generazione che scaricano rabbia e frustrazioni di continuo. Il modello costruito dal centrosinistra per integrarli è fallimentare».
Se l’assessore Rebecchi e la coalizione di governo «pensano che il centrodestra si diverta a strumentalizzare l’escalation di microcriminalità sono molto lontani dalla verità: nessuno si diverte a registrare le maxi-risse delle baby gang, atti predatori a danno di esercizi commerciali e lo spaccio diffuso in alcune zone. I bulli di oggi – proseguono – rischiano di diventare i fuorilegge di domani. Necessaria fermezza e non avere timore di applicare Daspo e zone rosse all’interno della città in cui i recidivi devono starsene lontani».





































