Home Cronaca Discriminazione e offese al Capo dello Stato: 13 mesi a De Marchi

Discriminazione e offese al Capo dello Stato: 13 mesi a De Marchi

MANTOVA. Assolto per il caso delle “frittelle” riservate ai soli bambini italiani, condannato per le dichiarazioni sul capo dello Stato e per un post sui migranti. È questo l’esito del processo che vedeva imputato Luca De Marchi, ex consigliere comunale di Mantova, chiamato a rispondere delle ipotesi di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e di offesa all’onore o al prestigio del presidente della Repubblica. Una vicenda giudiziaria risalente al 2018-2019 e conclusasi ieri con la sentenza di primo grado con cui il giudice Alberto Fiermonte lo ha condannato a tredici mesi con la sospensione della pena e la non menzione. Mandato assolto invece dall’accusa afferente le cosiddette “frittelle razziste”, l’iniziativa da lui annunciata nel febbraio 2019 tramite la pagina Facebook “Sovranista mantovano Luca De Marchi”, e relativa a una distribuzione gratuita di frittelle in occasione della fiera di Sant’Anselmo e riservata, nelle intenzioni iniziali, ai soli bambini italiani. Nel novero della condanna sono quindi finite due vicende distinte. Da una parte le parole rivolte nel novembre 2018 a Sergio Mattarella, definito sui social «pessimo presidente, nemico del popolo e della Costituzione italiana». Dall’altra il post dedicato ai migranti e alle modalità con cui, secondo quanto scritto da De Marchi, avrebbero dovuto essere fermate le imbarcazioni in arrivo via mare. Un contenuto che la Procura aveva ricondotto all’istigazione a commettere atti di discriminazione. Una storia giudiziaria che affondava le proprie radici a inizio 2019, quando De Marchi aveva annunciato pubblicamente la distribuzione gratuita di frittelle ai bambini italiani, escludendo quelli stranieri e motivando l’iniziativa con il fatto che «gli extracomunitari hanno già tante agevolazioni». La scelta aveva provocato immediate reazioni politiche e una pioggia di critiche. Il caso era arrivato anche all’interno dello stesso partito di De Marchi: Giorgia Meloni aveva invitato pubblicamente l’allora consigliere comunale a fare un passo indietro, annullando l’iniziativa e chiedendo scusa. De Marchi aveva quindi cancellato l’appuntamento al luna park. La vicenda, però, non si era chiusa lì. Aleksandra Matikj, presidente del “Comitato per gli immigrati e contro ogni forma di discriminazione” di Genova, aveva presentato una denuncia, dando origine al procedimento penale. In sede di requisitoria il pubblico ministero aveva chiesto sette mesi per gli atti discriminatori, prospettando invece la prescrizione per le offese al capo dello Stato. La parte civile, rappresentata dal Comitato che aveva presentato la denuncia, aveva richiamato anche la giurisprudenza della Cassazione sui limiti della libertà di espressione: «L’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero trova fine quando si travalica nell’istigazione razziale». Di segno opposto la posizione della difesa. L’avvocato Iacopo Rebecchi aveva infatti sostenuto che le condotte contestate a De Marchi non configurassero reati, ma rientrassero nel mero terreno delle provocazioni politiche e del diritto di critica.

Le dichiarazioni del difensore

«Prendiamo atto della sentenza con il rispetto che si deve sempre alla decisione del giudice. Il Tribunale ha assolto il signor De Marchi da una parte rilevante delle accuse, compresa quella relativa al messaggio sui “traditori della patria”, riconoscendo che non tutte le parole contestate avevano rilievo penale. Restano due condanne, con pena sospesa, su cui la difesa mantiene una valutazione del tutto diversa.
Al centro di questo processo c’è infatti un tema che va oltre il caso singolo: il confine tra la critica politica, anche aspra, di un rappresentante eletto e il reato. Leggeremo con attenzione le motivazioni che hanno portato a questo verdetto e valuteremo con il nostro assistito l’eventuale appello». Queste le parole a caldo, subito dopo la sentenza, pronunciate dall’avvocato Iacopo Rebecchi, difensore di Luca De Marchi.
A queste hanno fatto seguito quelle dello stesso imputato, che, tramite il proprio legale, ha dichiarato: «Sono un uomo delle Istituzioni e rispetto le sentenze. Di concerto con il mio avvocato vedremo ora se presentare ricorso».