Giustizia di comunità: lavori in parrocchia al posto del carcere

MANTOVA  Giustizia di comunità: da Tribunale, Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) e Diocesi nuove convenzioni per l’inclusione sociale delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, con relativo ampliamento della rete dei percorsi alternativi al carcere e dei lavori di pubblica utilità – messa alla prova. La presentazione dell’accordo, siglato tra agosto e settembre scorsi, si è tenuta ieri nella sede Uepe di Mantova. Ad oggi gli accordi firmati nell’ambito della giustizia di comunità tra enti pubblici, associazioni, terzo settore e realtà ecclesiali sono complessivamente 333. Un approccio in piena armonia con l’ideale rieducativo della Costituzione contenuto nell’articolo 27. Il senso profondo della giustizia di comunità è infatti promuovere il reinserimento sociale delle persone che hanno commesso reati di lieve entità le cui pene detentive e pecuniarie possono essere trasformate in servizi per la comunità, promuovendo così il loro reinserimento attraverso il coinvolgimento attivo della società civile e la ricostruzione dei legami sociali. «L’incremento dell’efficacia di un sistema penale – ha affermato il vescovo Marco Busca – non è legato all’inasprimento delle pene ma piuttosto alla capacità di costruire un’alternativa. I percorsi di giustizia di comunità sono una preziosa occasione per le nostre parrocchie per promuovere un cambiamento culturale riguardo la giustizia e l’esecuzione della pena». La convenzione con la Diocesi consentirà quindi ora a 50 persone, che hanno commesso reati di lieve entità, di svolgere attività non retribuite nelle parrocchie della provincia: manutenzione, pulizia, giardinaggio, riordino di strutture e supporto ai volontari nelle attività solidali.