MANTOVA – Un incontro tecnico-culturale per far comprendere, dalle parole dell’agronomo e noto imprenditore Paolo Tovo, come è cambiato il settore risicolo negli ultimi anni – soprattutto a causa delle mutate condizioni climatiche, dove dalla siccità si può passare a piogge abbondanti – e come avviene la preparazione del terreno e la semina del prodotto. Questa la finalità del convegno tenutosi lunedì sera al palatenda di piazzale Levoni che in queste sere sta ospitando la Fiera del Riso mantovano, manifestazione promossa dalla Strada del Riso e dei Risotti Mantovani. Un momento di approfondimento sul riso fortemente voluto da Pasquale Barbato di Riso Nuvola e da Andrea Tironi della Riseria Pasini. Prima di lasciare spazio all’ospite d’onore, il moderatore dell’incontro, Paolo Soave, ha ceduto la parola al presidente della Strada del Riso Daniele Trevenzoli, il quale ha ricordato che l’associazione accoglie persone, riserie, enti pubblici, ristoranti, agriturismi «tutti accumunati dalla passione per il riso, prodotto della tradizione ma aperto all’innovazione». Nel premettere che l’Italia resta il primo produttore di riso in Europa e dopo aver elogiato le coltivazioni nel Mantovano e nel Veronese «uniche per caratteristiche grazie alla specificità del terreno, tanto da essere riconosciute come le migliori a livello nazionale», Tovo ha annunciato di aver chiuso la sua cinquantunesima campagna di coltivazione. «Un lavoro di fatica e di passione, anche se – ha segnalato – purtroppo stiamo un po’ perdendo le peculiarità del Vialone Nano, una qualità che dobbiamo tornare a valorizzare, così come il Carnaroli». Il nobile e antico cereale che da secoli è presente delle nostre campagne, è però soggetto ad una mutazione genetica del seme rispetto al secolo scorsi. «La tecnica ideale per avere un buon prodotto è non lasciare nulla al caso, partendo dalle analisi del terreno e da quanto è importante la sua livellatura tramite tecnologie gps e laser per garantire il successo della coltivazione», ha spiegato Tovo mentre illustrava il processo dalla trebbiatura all’essicazione del risone, fino al prodotto di uso comune attraverso le tecnologie più moderne dell’agricoltura. Non mancando, infine di sollevare il problema della “desertificazione” della pianura padana: «Un processo che dobbiamo invertire, anche tramite concetti nuovi di agricoltura rigenerativa, necessaria per riportare la fertilità dei terreni prima di perderla in maniere irreversibile».































