MANTOVA “Se c’è un maiale nella tua famiglia, allora anche tu sei un maiale”. Frase fredda, spietata, che apre il viaggio verso Auschwitz di Luigi Ferri, drammatica testimonianza riportata da Frediano Sessi, scrittore, esperto e studioso della Shoah, uno degli argomenti alla base della conversazione, aperta al pubblico, avvenuta ieri presso gli ambienti della Galleria Corraini. “ Olocausto perché? Una storia di Auschwitz” è il nome dell’evento, anticipatore (e introduttivo) alla Giornata della Memoria 2024, momento di dialogo con Francesca Ferrari, direttore delle biblioteche civiche di Mantova, a partire da alcune pubblicazioni come “Il bambino scomparso. Una storia di Auschwitz” (Masilio 2022), e “Oltre Auschwitz” (Marsilio 2024). «Che cosa significava “fame” in un campo di concentramento, dove l’erba non cresceva? Continuamente tagliata per evitare che i prigionieri dei campi di lavoro se ne sfamassero? – parole di Sessi – oltre il 90 percento dei sopravvissuti non parla di quello avvenuto in quel frangente». E prosegue: « “Batteri”: gli ebrei erano considerati dei virus da eliminare – sempre Sessi – e si inizia la sperimentazione dei centri di sterminio, grandi come un campo di calcio, capaci di eliminare oltre 700.000 ebrei in meno di una anno». Betzec, Sobibór e Treblinka, insieme a Chelmno sul Ner, furono le località prescelte per portare a termine in Europa l’eliminazione degli ebrei dell’Est. Luoghi progettati e costruiti per funzionare solo come strutture omicide, molto diversi dai Lager, perché non prevedevano nessuna possibilità di sopravvivenza. «Se si ascolta l’inquietante solitudine di questi boschi, isolati e deserti – conclude Sessi – si comprende che il monumento agli ebrei assassinati nei centri di sterminio dell’Aktion Reinhardt, a Chelmno o nelle fosse del margine nord di Majdanek, sono proprio il suolo nudo, la foresta, l’acquitrino da cui a volte spunta qualche fiore, sorto da quella terra sacra».
Antonia Bersellini Baroni







































