MANTOVA In una provincia come Mantova, dove il pomodoro è sempre stata una coltura presente sul territorio, parlare di boom è prematuro e in parte forse anche eccessivo. Fatto sta che, complice una forte debolezza dei mercati dei cereali e dei semi oleosi, più di un agricoltore ha preso in considerazione di seminare pomodoro, ampliando le superfici abituali oppure intraprendendo una nuova avventura con l’oro rosso. Mantova, rileva la Federazione provinciale di Coldiretti, è leader in Lombardia con una superficie coltivata a pomodoro vicina ai 4.400 ettari, pari al 44% dell’intera superficie regionale (Cremona è la seconda realtà provinciale con oltre 2.800 ettari). Quale sarà la superficie coltivata a pomodoro quest’anno è difficile prevederlo con certezza, ma la richiesta appare in aumento, con possibili rialzi che potrebbero oscillare fra l’8% e il 12-15% rispetto alle semine del 2015. “Gestiamo complessivamente 380 ettari a pomodoro, conferiti per quasi 300 ettari all’industria di trasformazione e per 80 ettari alla cooperazione – spiega Antonio Paganini, agricoltore di San Fermo di Piubega, che opera anche nell’ambito delle attività connesse -. Molti imprenditori agricoli, delusi dai prezzi dei cereali e della soia, stanno guardando con interesse all’oro rosso”. Anche Guido Cecchin, agricoltore e contoterzista di Ospitaletto parla di un possibile incremento. “Non abbiamo certezze, anche sul versante del prezzo di conferimento all’industria, che è anche quest’anno un’incognita – confessa Cecchin -. Però prevediamo un incremento delle superfici e non solo in provincia di Mantova. Anche nel Ferrarese c’è fermento. Alcuni agricoltori, delusi da anni particolarmente difficili nel comparto della frutta, hanno estirpato per lasciare spazio al pomodoro da trasformazione”. Il rischio potrebbe essere quello di aumentare le produzioni oltre la capacità produttiva degli stabilimenti di trasformazione, che fisiologicamente hanno dei tetti oltre i quali l’unica soluzione possibile per incrementare i volumi sembra essere l’ampliamento della campagna di raccolta, già oggi procrastinata verso la metà di ottobre. “Andare oltre con la raccolta dei pomodori potrebbe essere rischiosa, date le incognite del meteo”, taglia corto Paganini. Gli andamenti meteo-climatici sono una delle incognite, forse la principale, per certificare l’andamento stagionale e incasellare l’annata fra quelle positive e negative. Altro elemento di incertezza, in questa fase, è il mancato accordo fra produttori e trasformatori del prezzo di conferimento. Nel 2025 le parti raggiunsero un’intesa intorno ai 142,5 euro alla tonnellata, con variabili legate al grado brix e ad altri parametri che per il 2026 potrebbero essere più stringenti per il mondo agricolo. Il condizionale è d’obbligo, avverte Coldiretti Mantova, anche perché la trattativa è in corso e non è ancora stato concordata alcuna cifra e la relativa scaletta. Stefano Mazzucco, produttore e contoterzista di Gabbiana, invita i colleghi a riflettere. “Con i prezzi delle commodity poco remunerativi l’opzione pomodoro è fra le più gettonate – riconosce – ma è una coltura che, in caso di annata negativa, mette a rischio i bilanci aziendali, perché le perdite possono essere ingenti”. Calcolatrice alla mano, Paganini stima che i costi di produzione per il pomodoro oscillino fra i 9mila e i 10mila euro all’ettaro, una cifra impegnativa, che può davvero essere rischiosa in caso di criticità climatiche, rese e qualità scarse in campo, penalizzazioni sul prodotto. L’interesse, comunque, è confermato anche dai vivaisti che forniscono le sementi che dalla settimana dopo Pasqua verranno trapiantate in campo. “Rispetto all’anno scorso – conferma Massimo Marconi, uno dei titolari della Marconi Vivai di Roverbella – gli ordini ad oggi sono in crescita dell’8%, ma l’aumento totale delle superfici a livello regionale potrebbe toccare anche il 10-12%, forse qualche punto percentuale in più. L’areale del Nord Italia appare dinamico, così come la Toscana, mentre il Sud in questa fase appare piuttosto stabile rispetto al trend del 2025”. Sul fronte del climate change, le proiezioni Arpae per il periodo 2021-2050, illustrate nel corso dell’ultima edizione di Tomato World, delineano uno scenario preoccupante, con un calo netto delle precipitazioni annue, un aumento della temperatura media di circa 2,5 °C, l’allungamento del periodo senza pioggia da 21 a 30 giorni e una crescita della durata delle ondate di calore da due a sette giorni e delle notti tropicali da 11 a 29 all’anno. Per affrontare uno scenario così complicato è indispensabile un elevato livello di organizzazione, pianificazione e coordinamento lungo l’intera filiera, supportato da strumenti adeguati.






































